25/12/2021, 12.40
VATICANO
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Papa: l’uomo sceglie guerre e violenza, mentre Dio facendosi uomo ha voluto il dialogo con noi

Gli effetti della mancanza di dialogo non solo tra gli Stati, ma anche a livello personale, come mostrano la violenza sulle donne o il “girare gli occhi” davanti alle sofferenze di chi è costretto a lasciare la sua terra sono stati al centro del messaggio Urbi et orbi. La scelta del Verbo di farsi piccolo nell’omelia della notte di Natale: “la grazia della piccolezza” che significa “credere che Dio vuole venire nelle piccole cose della nostra vita, vuole abitare le realtà quotidiane, i semplici gesti che compiamo a casa, in famiglia, a scuola, al lavoro”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Siria, Iraq, Myanmar, Ucraina: guerre e tensioni nelle quali l’uomo mostra di scegliere la violenza invece del dialogo, al contrario del Verbo che “si è fatto carne per dialogare con noi”. Gli effetti della mancanza di dialogo non solo tra gli Stati, ma anche a livello personale, come mostrano la violenza sulle donne o il “girare gli occhi” davanti alle sofferenze di chi è costretto a lasciare la sua terra sono stati al centro del messaggio Urbi et orbi (A Roma e al mondo) di papa Francesco per il giorno di Natale.

Davanti a una piazza san Pietro con decine di migliaia di ombrelli e le rappresentanze delle forze armate italiane, tornate a salutare il Papa, dopo l’interruzione dovuta alla pandemia, Francesco ha innanzi tutto ricordato che “Dio stesso, Padre e Figlio e Spirito Santo, è dialogo, eterna e infinita comunione d’amore e di vita”.

La pandemia ha mostrato cosa sarebbe il mondo senza capacità e volontà di dialogo: “la nostra capacità di relazioni sociali è messa a dura prova; si rafforza la tendenza a chiudersi, a fare da sé, a rinunciare ad uscire, a incontrarsi, a fare le cose insieme. E anche a livello internazionale c’è il rischio di non voler dialogare, il rischio che la crisi complessa induca a scegliere scorciatoie piuttosto che le strade più lunghe del dialogo; ma queste sole, in realtà, conducono alla soluzione dei conflitti e a benefici condivisi e duraturi”.

Poi lo sguardo di Francesco è andato alle tante crisi, da quella che colpisce il popolo siriano, “che vive da oltre un decennio una guerra che ha provocato molte vittime e un numero incalcolabile di profughi”, all’Iraq, “che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto”, al “grido dei bambini che si leva dallo Yemen, dove un’immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio”. E nella stessa regione, “le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione” e il Libano “che soffre una crisi senza precedenti con condizioni economiche e sociali molto preoccupanti”.

Dal Medio Oriente, lo sguardo si è allargato al Myanmar “dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico di quella popolazione”, all’Afghanistan “che da oltre quarant’anni è messo a dura prova da conflitti che hanno spinto molti a lasciare il Paese”.

E ancora il Sudan, l’Etiopia, il Nord Africa e il Sahel, ma anche l’Ucraina dove c’è “un conflitto incancrenito” e il continente americano con la richiesta a Gesù che “prevalgano nei cuori” i valori “della solidarietà, della riconciliazione e della pacifica convivenza, attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e il riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutti gli esseri umani”.

Dal macrocosmo ai rapporti tra le persone. “Figlio di Dio – ha detto ancora - conforta le vittime della violenza nei confronti delle donne che dilaga in questo tempo di pandemia. Offri speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Da’ consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli. Dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale. Dio-con-noi, concedi salute ai malati e ispira tutte le persone di buona volontà a trovare le soluzioni più idonee per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze. Rendi i cuori generosi, per far giungere le cure necessarie, specialmente i vaccini, alle popolazioni più bisognose. Ricompensa tutti coloro che mostrano attenzione e dedizione nel prendersi cura dei familiari, degli ammalati e dei più deboli. Bambino di Betlemme, consenti di fare presto ritorno a casa ai tanti prigionieri di guerra, civili e militari, dei recenti conflitti, e a quanti sono incarcerati per ragioni politiche. Non ci lasciare indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi”.

E infine, il creato: “Verbo eterno che ti sei fatto carne, rendici premurosi verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e sprona le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita”.

“Tante – ha concluso - sono le difficoltà del nostro tempo, ma più forte è la speranza, perché «un bambino è nato per noi» (Is 9,5). Lui è la Parola di Dio e si è fatto in-fante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto. Ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle”.

Dei rapporti umani Francesco aveva parlato anche ieri sera, nella messa della notte di Natale quando ha detto che “Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo”.

La scelta del Verbo di farsi piccolo era stata al centro dell’omelia, quando aveva parlato della “grazia della piccolezza” che significa “credere che Dio vuole venire nelle piccole cose della nostra vita, vuole abitare le realtà quotidiane, i semplici gesti che compiamo a casa, in famiglia, a scuola, al lavoro”.

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