12/01/2026, 11.43
SIRIA
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Parroco di Aleppo: dopo gli scontri fra curdi e governativi situazione ‘fragile e incerta’

Le milizie Sdf hanno lasciato la città dopo il cessate il fuoco che congela giornate di violenti combattimenti. Decine i morti, oltre 100 i feriti e 140mila sfollati. P. Karakach: “Chiediamo preghiere, solidarietà, sostegno” perché “la voce di Aleppo non venga dimenticata”. Maristi Blu: “Siamo traumatizzati e angosciati”.

Aleppo (AsiaNews) - “Chiediamo le vostre preghiere, la vostra solidarietà, il vostro sostegno e che la voce di Aleppo non venga dimenticata”. Si conclude con queste parole la testimonianza inviata ad AsiaNews da p. Bahjat Karakach, parroco della chiesa di san Francesco d’Assisi ad Aleppo, che non nasconde forti timori e preoccupazioni per la recente escalation di violenze che ha colpito la metropoli del nord del Paese. Il sacerdote sottolinea come “la situazione resta fragile e incerta” a dispetto del “ritiro delle milizie curde Sdf [le Forze democratiche siriane]” dall’area nell’ambio del cessate il fuoco siglato con la leadership di Damasco, che “alle 9 del mattino del 10 gennaio ha concluso l’operazione militare”. 

“Dal 6 gennaio - racconta il parroco - la città di Aleppo ha registrato violenti scontri in numerosi quartieri del nord” fra forze governative e milizie curde (e i loro alleati internazionali), con i combattimenti che hanno riguardato in particolare Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid. “Questi eventi - prosegue il religioso - hanno portato allo sfollamento di migliaia di famiglie, alla parziale interruzione di tutti servizi essenziali e ad alimentare un clima di paura e instabilità fra i civili, soprattutto fra gli anziani e i bambini”. 

In un quadro di grandi sofferenze la Chiesa, ricorda p. Karakach, ha cercato “di essere presente laddove vi era dolore. Il monastero di Terra Santa ad Aleppo - sottolinea - ha aperto le proprie porte alle famiglie di sfollati di tutte le religioni e di ogni estrazione offrendo cibo, riparo, necessità di base”. Una assistenza umanitaria “urgente” che è stata elargita “senza alcuna discriminazione”. 

Il parroco ricorda come la popolazione di Aleppo sia “stremata” a causa delle “guerre, bagni di sangue, ripetuti traumi e crisi senza fine”, per questo dopo i lunghi anni di sofferenze è “tempo di vivere in pace” assicurando ai bambini “il diritto di sperare in un futuro salvo e sicuro”. E per questo, avverte, “grido con maggior forza: la speranza è ferita, ma resta pur sempre viva”. “Noi chiediamo - conclude - al Signore di concedere la pace a questa terra, il conforto a quanti soffrono e infondere il coraggio a tutti perché scelgano l’amore sul terrore”.

Ieri tutti i combattenti Sdf hanno lasciato la città dopo il raggiungimento di una tregua col governo centrale siriano mediata fra gli altri (anche) dagli Stati Uniti, mettendo fine a giorni di gravi scontri che, secondo un bilancio parziale, avrebbero causato 24 morti, 129 feriti e oltre 140mila sfollati. La recente ondata di violenze è un ulteriore segnale di instabilità del Paese arabo a oltre un anno dalla cacciata di Bashar al-Assad e all’ascesa al potere di Ahmed al-Sharaa e dei miliziani di Hts (Hayat Tahrir al-Sham). In questo quadro si registra il nulla di fatto nei negoziati per integrare i curdi nell’esercito siriano, in corso da mesi ma con risultati estremamente parziali.

Nei giorni scorsi era intervenuto con una “speciale lettera da Aleppo” anche p. Georges Sabe, dei Maristi Blu, parlando di “inferno della guerra” che ha interessato proprio il quartiere [Sheikh Maqsoud, ribattezzato Jabal ed-Saydeh, la collina di Notre Dame] dove sono nati i Maristi. Un’area già devastata in passato dalla guerra civile siriana, ricorda il religioso, ma che dopo un periodo di relativa calma “la situazione è andata di nuovo deteriorandosi fra forze curde e l’esercito governativo” con “momenti di tensione”. Attorno al 6 gennaio la fase più acuta dei combattimenti con “scene orribili” e persone “che vagavano per le strade senza sapere dove andare, mentre il fuoco dei cannoni continuava incessante notte e giorno”. 

“Le scuole e le università, nel pieno della stagione degli esami semestrali, sono chiuse a tempo indeterminato. La vita è paralizzata. Un vero e proprio coprifuoco - scrive il sacerdote - avvolge la città nel silenzio e nella paura... Una notte oscura invade i cuori degli abitanti”. “È un orrore, come se 14 anni di guerra, sanzioni e terremoti - prosegue - non fossero sufficienti. Come se questa città fosse maledetta. Come se le strade di Aleppo fossero assetate di sangue... Come se l’orrore si moltiplicasse all’infinito. Perché Aleppo e i suoi abitanti devono subire un simile destino? Fino a quando? Quando l'orizzonte della pace diventerà realtà? Non abbiamo più la forza di resistere né la resilienza”. “Basta, Ne abbiamo abbastanza” conclude la lettera, perché “i nostri nervi non ce la fanno più: siamo traumatizzati e angosciati”.

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