09/01/2014, 00.00
CINA - FILIPPINE - VIETNAM
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Pechino accelera i programmi di "polizia e controllo" sul mar Cinese meridionale

Il governo cinese vuole rafforzare il dominio sulla regione imponendo a pescherecci o navi straniere un permesso di transito. Una norma difficile da applicare, ma che rivela gli obiettivi di Pechino. Manila chiede “chiarimenti” ufficiali tramite l’ambasciata. Analisti temono escalation della tensione.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Nel quadro di una campagna volta a rafforzare le rivendicazioni territoriali, Pechino ha aumentato i poteri di polizia e controllo nelle acque del mar Cinese meridionale, al centro di una annosa disputa con Paesi dell'area fra cui Vietnam e Filippine. Il governo cinese vuole imporre ai pescherecci stranieri la richiesta di un permesso preventivo per operare in gran parte della zona, strategica tanto per i commerci quanto per la presenza di risorse naturali nel sottosuolo. L'obbligo, secondo le autorità di Pechino, è entrato in vigore a inizio mese e ha già scatenato la reazione dei governi della zona, primo fra tutti quello filippino. In una nota ufficiale Manila ha chiesto "maggiori spiegazioni" sulla vicenda, che rischia di inasprire rapporti già deteriorati e ridare nuova forza ai venti di guerra che soffiano da tempo nella regione. 

Analisti ed esperti di politica internazionale temono che l'obiettivo di Xi Jinping di rendere la Cina sempre più guida e potere centrale nell'area, finiranno per innescare un conflitto sanguinoso con i vicini. Le rivendicazioni di Pechino riguardano circa 2 dei 3,5 milioni di km2 che formano il mar Cinese meridionale. 

In base alle nuove norme, navi e mercantili stranieri saranno costretti a chiedere il permesso di transito o pesca alle autorità della provincia di Hainan, isola a sud del gigante cinese. Le concessioni sarebbero emesse da non meglio specificati "dipartimenti" che rispondono in prima persona all'esecutivo centrale. Sebbene di difficile attuazione pratica per la vastità del territorio, la norma rivela il proposito della Cina di alimentare nei Paesi vicini la sensazione che Pechino intenda davvero rivendicare (e ottenere) il possesso dell'area. E che i governi stranieri dovranno prendere "in seria considerazione" i moniti della Cina. 

Per ora l'unica risposta ufficiale è arrivata dal governo filippino, che non nasconde le preoccupazioni per questa nuova mossa di Pechino sullo scacchiere regionale. Raul Hernandez, portavoce del ministero degli Esteri di Manila, conferma la richiesta di "chiarimenti" avanzata dalla propria rappresentanza diplomatica a Pechino. Un alto ufficiale della marina filippina aggiunge che le nuove norme violano la Convenzione Onu sui mari (Unclos) e che la Cina non può oltrepassare le 200 miglia di Zona economica esclusiva (Eez), partendo dalle estremità territoriali della provincia di Hainan. 

Nel Mar cinese orientale la Cina lotta da tempo col Giappone per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu; con le Filippine lotta per le Scarborough Shoal. Nel Mar Cinese meridionale Pechino rivendica la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, rivendicate anche da Vietnam, Brunei, Filippine, Malaysia e Taiwan. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area strategica per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. 

 

 

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