11/05/2026, 11.18
INDONESIA
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'Pesta Babi': il film sullo sfruttamento della Papua che Prabowo vuole oscurare

di Mathias Hariyadi

Realizzato da due giovani registi, il documentario racconta come dietro agli slogan come 'sicurezza alimnetare' e 'transizione energetica' si nasconda lo sfruttamento coloniale contro cui le popolazioni indigene locali per protesta hanno già eretto centinaiai di croci. Proiezioni e dibattiti sciolti con la forza anche in diverse istituzioni culturali indonesiane. Ma "il caso" sta accrescendo l'interesse della gente.

Jakarta (AsiaNews) - “Pesta Babi: Kolonialisme di Zaman Kita” ("La festa del maiale: il colonialismo nel tempo di oggi") è un documentario sulla rapida deforestazione nella Papua Meridionale causata dall’espansione dell’agrobusiness su larga scala, comprese le piantagioni di canna da zucchero per la produzione di bioetanolo. Il documentario, opera di due giovani registi - Cypri Paju Dale e Dandhy Laksono - sta diventando fonte di imbarazzo per il governo indonesiano del presidente Prabowo Subianto, perché espone la realtà affrontata dalle comunità indigene papuane che lottano per proteggere le loro terre ancestrali da enormi progetti promossi dietro a slogan come “sicurezza alimentare” e “transizione energetica”, in mezzo alla militarizzazione e a una lunga storia di sfruttamento.

Il film mostra come questi progetti stiano occupando foreste per un’estensione di 2,5 milioni di ettari da cui le comunità indigene papuane dipendono per la loro vita quotidiana. Evidenzia anche il ruolo dei militari nel sostenere e proteggere questi progetti. Attraverso le testimonianze dei papuani indigeni, il documentario rivela come molti abbiano respinto questo tipo di sviluppo sulle loro terre consuetudinarie e desiderino continuare a vivere con foreste intatte, fiumi puliti e fonti alimentari tradizionali.

Per questo il film ha suscitato polemiche nel dibattito pubblico perché è considerato provocatorio e visto come screditante per il governo indonesiano sotto il presidente Prabowo, in particolare riguardo al Progetto Strategico Nazionale (PSN) noto come programma “Food Estate” in Papua.

Smascherare la realtà dietro gli slogan

La conversione delle foreste papuane in piantagioni industriali, è uno dei più grandi progetti di deforestazione nella storia moderna mondiale. Poiché le loro terre consuetudinarie ricadono nelle concessioni rilasciate alle aziende, le comunità locali hanno eretto grandi croci e barricate tradizionali come simboli di resistenza. In tutta la Papua Meridionale si dice siano state piantate almeno 1.800 croci per bloccare compagnie e le forze militari, sia fisicamente sia spiritualmente.

Il documentario Pesta Babi racconta questa storia e la lotta dei papuani per difendere le loro terre ancestrali tra accuse di separatismo e l’ombra di 60 anni di operazioni militari indonesiane legate al loro sfruttamento. “Esiste una pratica continua di controllo territoriale che i registi descrivono come il nuovo volto del colonialismo nell’era moderna”, scrive l’attivista per i diritti umani Sandyawan in un gruppo di discussione di ex studenti del seminario.

Il film dura 95 minuti ed è basato su fatti avvenuti nelle aree forestali più danneggiate vicino a Merauke, Boven Digoel e Mappi. Il suo focus principale è sulla vita e le tradizioni dei papuani indigeni, comprese le comunità subetniche Marind, Awyu, Yei e Muyu, che secondo il film hanno perso migliaia di ettari di terra e spazio vitale a causa dell’espansione delle piantagioni di canna da zucchero, delle piantagioni di palma da olio e dei progetti food estate.

Il documentario mostra come le foreste consuetudinarie siano state disboscate massicciamente per realizzare progetti di produzione di bioetanolo e sicurezza alimentare su larga scala. Nel frattempo, le comunità locali si sentono espulse dalle proprie terre.

Il titolo Pig Feast deriva da una tradizione culturale Muyu chiamata Awon Atatbon, un importante rituale consuetudinario che coinvolge i maiali come simboli sociali e culturali fondamentali. La tradizione dipende dalla sopravvivenza delle foreste e dell’ambiente naturale della Papua. È una metafora di come la distruzione delle foreste minacci anche l’identità culturale delle comunità indigene.

Proiezioni e dibattiti sciolti con la forza

Dai caffè e corridoi universitari il documentario ha continuato a essere discusso, ma crescono anche le intimidazioni. Diverse proiezioni pubbliche e dibattiti sono stati sciolti con la forza. La settimana scorsa, all’Università di Mataram a Lombok, nel Nusa Tenggara Occidentale, l’interruzione sarebbe stata effettuata dalle stesse autorità universitarie. Per molti indonesiani è il risultato di ordini o pressioni governative. Un incidente simile sarebbe avvenuto anche a Yogyakarta, dove secondo un sacerdote gesuita una proiezione pubblica di Pesta Babi è stata cancellata dopo pressioni delle autorità. Anche un evento di proiezione e discussione a Fort Oranje, nelle Molucche Settentrionali, venerdì sera, sarebbe stato sciolto dalle forze di sicurezza locali.

Per gli ambientalisti e quanti sono preoccupati per la sopravvivenza delle comunità indigene papuane, il film è ormai ben più di una semplice opera cinematografica sulla distruzione ambientale in Papua. È visto come satira, simbolo e specchio per chi non vuole affrontare la realtà. “L’arte è uno specchio. Quando quello specchio riflette il volto brutto del potere, chi si arrabbia non è lo specchio, ma coloro che temono di essere visti”, ha scritto un commentatore sui social media.

 “La logica dietro questi atti di proibizione è difficile da comprendere. Il divieto di analisi sociali e studi critici attraverso il cinema da parte di intellettuali e accademici sembra confermare l’argomento di Louis Althusser secondo cui le istituzioni educative hanno il potenziale di posizionarsi come apparati ideologici di Stato che operano a favore di chi detiene il potere”, commenta ad AsiaNews l’attivista interreligioso Indro Suprobo.

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