12/03/2026, 13.47
RELIGIONI
Invia ad un amico

Pew Research Center: perché il buddhismo è in declino in Asia Orientale

Un nuovo studio analizza le ragioni del calo attraverso interviste qualitative a Tokyo e Seoul. Oltre al calo demografico, pesano l’erosione della fede tra generazioni, le “pressioni della vita moderna”, la diminuzione delle pratiche religiose e le opinioni negative sulla religione. Tuttavia, molti dichiarano di mantenere un legame culturale con il buddhismo e di sentirsi ancora attratti dai suoi insegnamenti.

Roma (AsiaNews) - In un saggio pubblicato ieri il Pew Research Center si avvale di un metodo di ricerca qualitativo - interviste a un campione misto e non rappresentativo di giovani e anziani a Tokyo e Seoul - per comprendere meglio le ragioni profonde del recente declino del Buddhismo in Asia orientale. Già nel giugno 2025 il centro - autorevole osservatorio statunitense su questioni sociali globali - lo aveva indicato come l'unica grande religione il cui numero di fedeli è in calo nel decennio 2010-2020: -5,4% rispetto ai 10 anni precedenti.

Dallo studio emerge un quadro stratificato che, oltre al declino demografico, comprende tra le cause del fenomeno: l’erosione graduale della fede tra le generazioni; l’effetto inevitabile delle “pressioni della vita moderna”; una riduzione significativa delle pratiche religiose formali e informali; le diffuse opinioni negative sulla religione; il legame con lo sciamanesimo. Anche se il Pew Research Center rileva la permanenza di un “legame culturale con il buddhismo” che resiste nonostante i mutamenti, con gli insegnamenti di questa religione che rimangono comunque come ideali attrattivi per molti.

Le cause identificate l’anno scorso furono principalmente legate a libertà individuali e demografia. Cui si aggiungono incertezze terminologiche rispetto all'espressione “religione” diffuse in Asia - dove vive la maggioranza dei buddhisti, concentrate per oltre il 90% in appena 10 Paesi. “Qual è la tua religione, se ne hai una?” era appunto la domanda proposta dalla survey del Pew Research Center: diversi buddhisti rifiutano di aderire a tale definizione formale, più indicata per forme organizzate quali il cristianesimo. 

Libertà e demografia, si diceva. “Il declino del buddismo è particolarmente pronunciato nell’Asia orientale, compresi Cina, Corea del Sud e Giappone”, si afferma nella nuova pubblicazione. E infatti il declino del Buddhismo sarebbe in linea con quello demografico che si registra in Cina o in Giappone. Anche la  Thailandia - Paese del Sud-Est asiatico con il più alto numero di buddhisti al mondo, il 94% della popolazione - registra un calo dovuto all’invecchiamento della popolazione. A tali spiegazioni si aggiungono anche quelle di natura culturale, con una crescita delle persone “non affiliate”, e l’abbandono sia di giovani che di adulti.

Proprio qui si inseriscono le interviste condotte dal Pew Research Center a Tokyo e Seoul con adulti giapponesi e coreani cresciuti in contesti buddhisti. Pur essendosi formati in famiglie religiose, o avendo subìto una influenza buddhista altrove, gli intervistati sono accomunati da un dato: “oggi non pensano quasi più alla religione”. Le interviste sono state condotte nell’ottobre 2024 e sono correlate da grafici che si basano su dati di indagini, rapporti e studi demografici dello stesso osservatorio statunitense.

“Spesso, l’allontanamento dalla religione è un processo graduale che porta ad allontanarsi dall’educazione ricevuta, piuttosto che una rottura netta o una conversione deliberata”, dice il Pew Research Center. Tale processo è favorito, ad esempio, dall’allontanamento dalle “tradizioni famigliari”, soprattutto di chi dalle periferie si trasferisce in città. “Tendo a credere nella scienza più che in qualsiasi cosa spirituale”, dice Sunwoo Lee, studente universitaria a Seoul. Vi è una graduale scomparsa della fede da una generazione all’altra; per cui in molte famiglie sono i nonni i membri molto devoti, i loro figli meno di loro, e i nipoti ancora meno. 

A ciò si aggiunge la mancanza di “abitudini di preghiera”, come afferma Junichiro Tsujinaka, proprietario di un bar a Tokyo. “Anche molti altri intervistati hanno affermato che è difficile trovare il tempo per attività spirituali o religiose tra la carriera, lo studio e le faccende quotidiane”, si dice nell studio. Ciò è favorito anche dalla mancanza di “consuetudine” nel recarsi nei templi ogni settimana - a differenza di islam, cristianesimo, ed ebraismo che danno molta importanza al culto regolare. Jeongnam Oh, proprietaria in pensione di un negozio a Seoul, parla di “pressioni della vita moderna”; cresciuta in una famiglia buddhista - in linea con un calo generale di partecipazione religiosa in Asia orientale - da quando ha iniziato a prendersi cura dei figli non si identifica più come buddhista. 

Così, stanno perdendo terreno sia le “pratiche formali” come visitare templi e pregare. “Non ricordo di essere mai andata al tempio con i miei figli”, dice Jeongnam Oh. Ma diminuiscono anche quelle informali, come la cura dell’altare domestico, detto butsudan. “Atsushi Oda, un editore giapponese, racconta che dopo la morte della madre, suo padre ha assunto il compito di occuparsi del butsudan. Ma Oda non prevede di subentrare a suo padre in questo compito”, pensando di adattarlo affinché non richieda troppo lavoro. 

Ci sono poi le diffuse “opinioni negative” sulle religioni in generale, che possono aver influenzato anche gli atteggiamenti verso il buddhismo. “Rogeon Hong, tecnico di studio a Seoul, associa la religione alla superstizione e allo sciamanesimo. Racconta che suo padre si identifica come buddhista, ma pratica rituali sciamanici, come portare con sé amuleti portafortuna”, si sottolinea. E capita che, soprattutto in Giappone, l’idea di religione sia “offuscata dalla violenza”. Masami Sato, giornalista di Tokyo, ricorda l’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995 col gas nervino sarin, compiuto dal gruppo Aum Shinrikyo, con influenze anche buddhiste. Quell’attentato in cui morirono 13 persone fu “una delle sue prime impressioni sulla religione”. 

Infine, nonostante siano fuori discussione i bassi tassi “di autoidentificazione buddhista e di partecipazione alle attività tra i giovani”, diverse persone intervistate dal Pew Research Center “sentono ancora un legame culturale con il buddhismo e sono attratte da alcuni dei suoi insegnamenti”. I sondaggi  “rivelano che circa un terzo delle persone senza affiliazione religiosa in Giappone e quattro su dieci in Corea del Sud provano affinità per il buddhismo”. Tra loro c’è Oh, di Seoul, che continua ad affidarsi alle sue credenze “per trovare conforto”. “Credo sia perché ci sono cresciuta e ancora oggi mi accompagna”, dice. 

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Religioni in Asia orientale: crescono gli abbandoni ma resta la spiritualità
18/06/2024 13:59
La maggioranza dei cinesi si sente minacciata dalle potenze straniere
07/10/2016 10:15
Identità o pluralismo religioso, i due volti del sud-est asiatico
14/09/2023 13:38
Corte Suprema di Seoul: statua buddhista contesa dovrà tornare in Giappone
26/10/2023 15:58
Tokyo, Pechino, Seoul: azioni mirate per i Paesi più colpiti dal Covid
03/05/2021 09:02


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”