23/03/2026, 12.16
CAMBOGIA
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Phnom Penh saluta le Carmelitane che hanno accompagnato la rinascita della sua Chiesa

Chiuso il monastero rifondato nel 2004 dalle monache coreane sulle ceneri della precedente comunità contemplativa cancellata dalla persecuzione di Pol Pot. La decisione è legata alla mancanza di nuove vocazioni. Il grazie del vicario apostolico mons. Schmitthaeusler: "I frutti della vostra presenza continueranno nella nostra comunità".

Phnom Penh (AsiaNews) - Dopo 21 anni di servizio pastorale contemplativo, il 19 marzo la Chiesa cattolica di Phnom Penh ha salutato con riconoscenza le carmelitane scalze di Phnom Penh che si apprestano a concludere la loro presenza in Cambogia a causa della mancanza di nuove vocazioni. Giunge così a conclusione una presenza discreta e costante nel cammino di rinascita della Chiesa cambogiana. 

Il monastero era stato fondato nel 2004 dalle suore del monastero carmelitano di Seoul che nella Cambogia che in quegli anni iniziava ad uscire dalla terribile eredità di Pol Pot avevano scelto di raccogliere l'eredità della presenza che l'ordine aveva nella capitale fin dal 1940 con un gruppo di suore francesi e che nel 1975 poi l'avvento dei khmer rossi aveva costretto poi alla chiusura, con la distruzione dello stesso edificio. La missione in Cambogia è stata la prima iniziativa di evangelizzazione contemplativa al di fuori della Corea per le carmelitane di Seoul e in 21 anni ha accompagnato in una maniera molto significativa a Phnom Penh con la propria preghira il cammino della Chiesa cambogiana, allora quasi del tutto cancellata dalla persecuzione e che nelle sue tre diocesi invece conta oggi circa 23mila fedeli..

Il  chiusura ha avuto come fulcro la celebrazione eucaristica presieduta dal vicario apostolico mons. Olivier Schmitthaeusler e concelebrata dal coadiutore Pierre Hangly Suon, il secondo vescovo cambogiano dopo mons. Joseph Chhmar Salas, morto negli anni dei khmer rossi e di cui è in corso il processo di beatificazione. Al rito, insieme a numerosi sacerdoti, erano presenti un centinaio di membri della comunità cattolica locale si sono riuniti per esprimere gratitudine per la preziosa presenza negli anni. Nella sua omelia, il vescovo Schmitthaeusler ha espresso profondo rammarico per la chiusura, riconoscendo la ricchezza spirituale che la presenza delle Carmelitane ha apportato alla Chiesa locale. Allo stesso tempo, ha incoraggiato i fedeli a mantenere viva la speranza e a rimanere uniti nella preghiera, sottolineando il valore intramontabile della vita contemplativa. 

Le suore carmelitane inizialmente risiedevano in una casa della capitale, prima di trasferirsi nel 2010 in un monastero costruito appositamente nel distretto di Ang Snuol, provincia di Kandal, periferia della capitale. Al suo apice, la comunità era composta da sette suore coreane, molte delle quali hanno imparato il khmer e l’inglese per entrare meglio in relazione con la Chiesa e la comunità locale.

Il loro monastero è stato un luogo di pace e rifugio spirituale in mezzo al rapido sviluppo e ai cambiamenti sociali in atto in Cambogia. I fedeli descrivevano spesso un profondo senso di tranquillità non appena varcavano la soglia del complesso, dove il ritmo della preghiera scandiva la vita quotidiana e le preoccupazioni del mondo esterno sembravano svanire oltre le mura di contorno.

Nonostante la loro limitato presenza all’esterno del monastero, la presenza delle suore portava con sé una missione universale attarverso la preghiera per la Chiesa, per la società e per il mondo intero segnato da sofferenza e divisione.Un compito che mons. Schmitthaeusler ha invitato a portare avanti a Phnom Penh anche senza poter contare più sulla presenza fisica del monastero.

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