16/06/2009, 00.00
SRI LANKA
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Preoccupazione per la sorte dei 51 pescatori dello Sri Lanka arrestati nelle Andamane indiane

di Melani Manel Perera
Da tre mesi sono nelle carceri dell’arcipelago sulla Baia del Bengala. Sono stati arrestati per aver violato le acque territoriali indiane. I familiari chiedono al governo di Colombo di fare pressioni su New Delhi per il rilascio.
Colombo (AsiaNews) - Preoccupazione tra le famiglie dei 51 pescatori dello Sri Lanka che da tre mesi sono in stato di arresto nell’arcipelago indiano delle isole Andamane e Nicobare. L’8 marzo scorso sono stati fermati dalle autorità costiere di New Delhi e presi in custodia insieme alle loro 9 barche. Da allora nessuna novità sulla loro sorte, in attesa che il governo centrale indiano prenda una decisione.
 
I 51 pescatori sono accusati di aver violato le acque territoriali indiane. Lo sconfinamento da parte degli srilankesi è molto frequente così come frequenti sono gli arresti e le confische delle barche. I pescatori dell’isola vanno in cerca di pesce, affermando di non trovarne a sufficienza per la sussistenza nelle acque del loro Paese.
 
Noel Fernando, comandante di una nave da pesca a Barudelpola, afferma: “ Sappiamo il pericolo che corriamo andando nelle Andamane. Ma mettiamo in gioco la nostra vita per raccogliere pesce e portare soldi esteri nello Sri Lanka con il nostro lavoro”.
 
Herman Kumara, segretario generale del World Forum of Fisher People (Wffp), afferma che dovrebbero essere rilasciati in base agli accordi intergovernativi del Bay of Bengal Program (Bobp) stipulati tra India, Sri Lanka, Bangladesh e Maldive. Già il 19 maggio le autorità consolari di Colombo a New Delhi hanno affermato di “aver espletato tutte le formalità necessarie per il rilascio”, tuttavia i 51 restano bloccati nelle Andamane.
 
I familiari dei pescatori sono in apprensione e chiedono alle autorità dello Sri Lanka di fare pressione su quelle indiane per porre fine alla vicenda. Swarna Kanthi (nella foto), moglie di uno degli arrestati e madre di due bambini, afferma ad AsiaNews: “Non c’è nessuno che ci viene incontro quando ci troviamo in difficoltà. Il frutto della pesca ci permette di coprire le nostre spese minime ed i bisogni della famiglia. Ma non possiamo dipendere da nessuno e vogliamo vivere in condizioni degne e umane”.
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