02/09/2010, 00.00
SRI LANKA – INDIA
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Accordo “di pace” fra i pescatori di India e Sri Lanka

di Melani Manel Perera
L’industria ittica è fondamentale per entrambi i Paesi, ma i pescherecci indiani sfruttano il maggior “peso” tecnologico per battere sul tempo i cingalesi. Per evitare nuovi scontri in acqua, è stato organizzato un incontro di pace.

Negombo (AsiaNews) – Undici punti in comune, contenuti in un memorandum di intesa firmato dalle due maggiori organizzazioni ittiche di Sri Lanka e India, hanno risolto le dispute sui confini marittimi e le problematiche legate ai proventi della pesca. I punti, stilati il 22 agosto a Chennai, sono stati presentati lo scorso 31 agosto da Herman Kumara, segretario generale del Forum mondiale dei pescatori. Ora il direttore generale del settore pesca cingalese, S. W. Pathirana, porterà le proposte al governo di Colombo.

All’incontro di Chennai hanno partecipato anche organizzazioni non governative che operano nei due Paesi: oltre ai problemi economici, infatti, la pesca al confine è spesso un esercizio pericoloso soprattutto per i piccoli pescatori, che rischiano vessazioni governative e violenza da parte di flottiglie più imponenti. Infatti l’evento è stato organizzato dal Movimento nazionale di solidarietà con i pescatori e dall’Alleanza per il rilascio dei pescatori innocenti.

Va poi considerato il problema degli imponenti pescherecci indiani, che operano in maniera spesso de-regolamentata. Come ha spiegato Kumara, “arrivano in Sri Lanka sin dal 1974. Sono pericolosi perché distruggono il fondale marino, la barriera corallina e buona parte dell’ecosistema nella loro ricerca di granchi. Inoltre, le piccole imbarcazioni dei locali non possono competere, e si vedono portare via il lavoro”.

Molto spesso, inoltre, queste situazioni sfociano in dispute dirette fra i pescatori in mare aperto, che a volte hanno esiti tragici. Le organizzazioni impegnate nel dialogo si sono adoperate per far incontrare delegazioni di pescatori di nazionalità diversa per trovare accordi e soluzioni. Non potendo bandire l’ingresso dei pescherecci indiani, conclude Kumara, “abbiamo proposto soluzioni alternative, che rispettino il nostro lavoro e il nostro mare”.

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