15/11/2021, 13.25
COREA DEL NORD-CINA
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Pyongyang allo stremo: chieste forniture d’emergenza a Pechino

Nuovo focolaio di Covid-19 nel nordest della Cina ha spinto alla chiusura dei confini, bloccando la ripresa dei commerci. La Corea del Nord dipende quasi del tutto dagli scambi con Pechino. Il regime di Kim si affida alle rimesse dei lavoratori nordcoreani inviati nelle fabbriche cinesi: l’Onu ne aveva chiesto il rimpatrio come misura sanzionatoria per il programma nucleare di Pyongyang.

 

Pechino (AsiaNews) – La crescita dei contagi da Covid-19 nel nordest della Cina non colpisce solo le attività economiche locali, ma anche quelle della confinante Corea del Nord. Il 9 novembre le autorità cinesi hanno chiuso di nuovo la frontiera. Il giorno prima una delegazione ufficiale di Pyongyang si è recata oltreconfine a Dandong (Liaoning) per trattare forniture d’emergenza per il proprio Paese, dove scarseggiano anche i beni di base.

La Corea del Nord ha una forte  penuria di prodotti alimentari; il regime ha avvertito la popolazione di prepararsi a un periodo duro, equiparabile alla grande crisi del 1994-1998. Secondo quanto riporta Radio Free Asia, i funzionari nordcoreani hanno chiesto ai cinesi l’invio di olio di cottura, condimenti, materiali da costruzione e vari tipi di tessuti.

L’economia della Corea del Nord dipende quasi del tutto dagli scambi con il vicino cinese. All’inizio della pandemia, nel gennaio 2020, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha isolato la nazione dal resto del mondo, Cina compresa: un duro colpo per la disastrata economia di Pyongyang. Il primo novembre le due parti hanno ripreso i collegamenti ferroviari, subito bloccati otto giorni dopo per l’impennata di contagi nel Liaoning.

Per proteggere il Paese dall’emergenza coronavirus, lo scorso anno Kim ha lanciato una campagna nazionale di autosufficienza alimentare. Analisti osservano che la visita a Dandong degli inviati nordcoreani, nel pieno di una nuova ondata pandemica, potrebbe significare che la Corea del Nord è allo stremo.

A causa delle sanzioni internazionali per contenere il programma nucleare e missilistico nordcoreano, il gigante cinese è l’unico vero partner di Pyongyang. Lo scorso anno, il commercio bilaterale con la Cina ha rappresentato il 95,4% di quello totale realizzato dalla Corea del Nord.

Senza le entrate dall’export verso la Cina, il regime di Kim deve fare affidamento sulle rimesse dei propri lavoratori inviati nelle fabbriche cinesi: la sua unica fonte di valuta estera. Malgrado l’ordine di rimpatrio arrivato dall’Onu, parte del regime di sanzioni contro Pyongyang, 50mila nordcoreani lavorano ancora negli stabilimenti cinesi. Come riporta Daily NK, che ha sede a Seoul ed è legato al ministero per l'Unificazione del Sud, molti di loro producono capi d’abbigliamento per il mercato sudcoreano.

Un operaio nordcoreano in Cina guadagna in media tra i 2.800 e i 3.200 yuan (382-437 euro) al mese; per un cinese impiegato nello stesso settore il compenso mensile sale a 8mila-12mila yuan (1.093-1.640 euro).

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