Pyongyang “pronta” a incontrare le religioni di Seoul
Seoul (AsiaNews) - Per la prima volta nella sua storia, il regime della Corea del Nord ha annunciato di voler incontrare le delegazioni religiose della parte sud della penisola. Il summit dovrà tenersi "in territorio cinese" e il dialogo "dovrà essere guidato dai 4 gruppi religiosi autorizzati nel Paese: cattolici, cristiani, buddisti e animisti". Lo ha confermato ieri mattina un portavoce del ministero dell'Unificazione di Seoul, che ha riportato l'invito ufficiale di Pyongyang.
Come già per la Cina, anche la Corea del Nord considera "cattolici" e "cristiani" come membri di religioni diverse: i due regimi non hanno capito la distinzione teologica che ha diviso i cristiani e considerano "chi segue il Papa" del tutto diverso chi non lo segue. Inoltre, va sottolineato che nel regime nordcoreano non esiste libertà religiosa: i membri delle delegazioni religiose sono semplici funzionari del governo che servono per poter affermare la "pluralità religiosa" del governo.
Diverse fonti di AsiaNews pensano che questo invito "non sia sincero. Al regime non interessa la libertà religiosa e non ne capisce gli aspetti spirituali. Sono affamati, e sanno che i gruppi religiosi sudcoreani sono i più attivi nell'ambito dell'invio di aiuti alimentari e sanitari. Per questo, dopo il presunto bando alle attività nucleari che ha sbloccato gli aiuti statunitensi, vogliono sbloccare anche questi aiuti".
L'incontro si terrà a marzo: i luoghi scelti sono Pechino o Shenyang, a seconda della disponibilità del governo cinese. Per la parte sudcoreana, saranno 14 le rappresentanze religiose che però, sottolinea il governo di Seoul, "non hanno ancora risposto all'invito. Se accetteranno, come ci aspettiamo, prepareremo il programma finale".





