21/08/2009, 00.00
SRI LANKA
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Resta un miraggio il ritorno a casa dei profughi tamil

di Melani Manel Perera
Per il governo di Colombo è colpa delle ong coinvolte nello sminamento delle regioni un tempo sotto il controllo delle Tigri tamil: troppo lente. Il piano di reinsediamento dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, ma si temono nuovi ritardi. Intanto la stagione dei monsoni aggrava l’emergenza umanitaria dei campi di raccolta.
Colombo (AsiaNews) - I rifugiati tamil della guerra restano nei campi profughi e per la maggioranza di loro il ritorno a casa resta un miraggio. Il governo di Colombo assicura che 75mila delle 280 mila persone raccolte nei campi sono tornate nei loro villaggi di origine durante il mese di agosto. Le organizzazioni umanitarie locali ed internazionali, insieme alle comunità cristiane e alle associazioni della società civile, lamentano però che molti dei civili potrebbero già tornare nei loro villaggi di origine.
 
Per le autorità i ritardi sono legati a due fattori: da un lato la difficoltà nell’effettuare lo sminamento delle zone, sino a poco tempo fa occupate dalle Tigri tamil; dall’altro la lentezza del processo di identificazione dei profughi raccolti nei campi.
 
La registrazione dei rifugiati rimane oggetto di polemiche e critiche verso il governo. I militari spiegano che essa è motivata soprattutto dalla necessità di ristabilire un registro anagrafico completo per le popolazioni del nord. Per alcuni esponenti della società civile l’identificazione è invece un modo per schedare i profughi considerati alla stregua di ex-ribelli e fiancheggiatori di una possibile rinascita di movimenti indipendentisti tamil.
 
MP Rauff Hakeem, leader dello Sri Lanka Muslim Congress (Slmc), il 19 agosto ha espresso il disappunto della comunità islamica dell’isola per il mancato ritorno a casa dei musulmani della Musali Division, nel distretto di Mannar, dove le operazioni di bonifica sono ormai concluse.
 
Rishard Bathiudeen, ministro per l’emergenza, ha riferito in parlamento che la bonifica è ritardata soprattutto dalle “organizzazioni non governative ingaggiate per le operazioni di sminamento che svolgono il loro lavoro in modo molto più lento del personale militare impiegato”. E Jagath Jayasuriya, nuovo comandante dello Sri Lanka Army, ha annunciato l’invio di altri 300 soldati per aumentare il numero del personale all’opera nelle bonifica.
 
A maggio, dopo la fine della guerra, il governo di Colombo aveva assicurato che i rifugiati sarebbero tornati nelle loro case entro la fine dell’anno. I continui ritardi fanno temere che il limite prefissato non sarà rispettato e questo allarma in modo particolare le organizzazioni umanitarie. La situazione umanitaria nei campi profughi continua ad aggravarsi e l’inizio della stagione dei monsoni ha già causato ulteriori disagi ed i primi morti.
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