Scontro sui confini marittimi: Paesi del Golfo col Kuwait contro l'Iraq
A innescare le tensioni la nuova mappa presentata all’Onu da Baghdad che ridefinisce la sovranità in una zona contesa. Nel mirino due aree strategiche (Fasht Al Qaid e Fasht Al A’aij) sulle quali il Kuwait esercita una sovranità. In gioco vi sono questioni di carattere economico, storico e sociale, oltre alla definizione di corridoi commerciali strategici.
Baghdad (AsiaNews) - In una fase di grande tensione in Medio oriente, con gli occhi della comunità internazionale puntati sull’Iran alla vigilia di una possibile escalation militare con gli Stati Uniti (e Israele), le nazioni del Golfo guardano con preoccupazione ad una disputa territoriale nei mari tuttora irrisolta. Uno scontro che vede coinvolti l’Iraq e il Kuwait con implicazioni storiche (leggi l’invasione di Saddam Hussein nel 1990), economiche (per le risorse economiche racchiuse nei fondali) e confessionali per la contrapposizione fra le comunità sciite e sunnite presenti nei due Paesi vicini. Da qui l’immediato intervento del blocco degli Stati che compongono il Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), schierati - compatti, anche per interessi interni - a fianco del Kuwait, nel tentativo di fermare le preteste di Baghdad.
A innescare la controversia l’annuncio del ministero iracheno degli Esteri di aver depositato all’Onu una nuova mappa e un lista di coordinate marittime volte a ridefinire la sovranità di Baghdad su parte del Golfo Persico, nella zona condivisa col Kuwait. Immediata la reazione del vicino e di altri Paesi dell’area, primo fra tutti l’Arabia Saudita anch’essa implicata per questioni territoriali e per legami storico-culturali. I documenti, presentati il 19 gennaio e il 9 febbraio 2026 al segretario generale delle Nazioni Unite, includono nuove definizioni del mare territoriale, della zona contigua, della zona economica esclusiva e della piattaforma continentale dell'Iraq. Per il governo si tratta di misure “in conformità con il diritto internazionale”.
Lo scontro ruota attorno a due punti marittimi specifici, parte preponderante della nuova distribuzione territoriale: Fasht Al Qaid e Fasht Al A’aij, zone su cui il Kuwait esercita una sovranità che “fino ad allora non è mai stata oggetto di alcuna disputa” secondo la versione dell’emirato rilanciata da media regionali fra i quali The National e The New Arab. Fasht Al A’aij si trova sul Khor Abdallah, un passaggio marittimo strategico (e conteso) tra il sud dell’Iraq e il confine settentrionale del Kuwait, che funge da porta d’ingresso principale per il commercio da Baghdad verso il Golfo Persico. Nell’area sorge anche il porto kuwaitiano di Mubarak al Kabeer, che l’emirato vuole trasformare in hub logistico tra Asia, Medio Oriente ed Europa. A monte, il porto iracheno di Umm Qasr fa transitare il 60% delle merci del Paese ed è anche l’unico di acque profonde collegato direttamente alla rete stradale mondiale.
Intervenendo sulla questione, i vertici del Gcc si appellano all’Iraq perché “ritiri” la mappa e le relative coordinate geografiche presentante alle Nazioni Unite e che, secondo il Kuwait, sarebbero lesive della propria integrità territoriale. In una nota diffusa nei giorni scorsi il segretario generale Jasem Mohamed Albudaiwi spiega come mappa e coordinate rappresentino una palese “violazione della sovranità” del Kuwait sulle sue aree marittime e fondali” tra i quali Fasht Al Qaid e Fasht Al A’aij. Egli rivendica poi l’importanza di affrontare la questione “ricorrendo a regole e principi del diritto internazionale e alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (Unclos)” in linea con intese bilaterali, accordi e i memorandum tra i due Paesi.
Proseguendo il suo intervento, Albudaiwi ha riaffermato il rifiuto di “qualsiasi violazione della sovranità del Kuwait su tutte le sue terre, isole, e zone marittime”. “Il Gcc e la Repubblica dell'Iraq - ricorda il segretario - sono vincolati da relazioni storiche profondamente radicate e stretti legami basati sul rispetto reciproco e sul buon vicinato”. Da qui l’auspicio finale a nome dell’associazione che l’Iraq riveda e ritiri la mappa e le coordinate presentate alle Nazioni Unite “per sostenere la fiducia reciproca e la stabilità nelle relazioni bilaterali”.
Nel fine settimana scorso l’emirato ha convocato il responsabile degli affari dell’Iraq per protestare contro la decisione di Baghdad di depositare coordinate marittime e mappa alle Nazioni Unite, che presenterebbero evidenti violazioni del suo territorio. Il giorno seguente Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar hanno espresso individualmente la loro solidarietà al Kuwait. Al di là della “profonda preoccupazione” e “denuncia” di Abu Dhabi o Doha che accusano Bagdad di “violare la sovranità del Kuwait”, è soprattutto Riyad che ha dichiarato di monitorare da vicino la situazione. Il regno, infatti, è quello direttamente interessato dalla vicenda, anche perché la nuova mappa include zone adiacenti allo spazio condiviso col Kuwait e ricco di risorse naturali.
Inoltre, la contrapposizione fra Kuwait e Iraq si inquadra anche sotto un profilo storico e risalente al secolo scorso, in particolare all’agosto 1990 quando l’allora dittatore e raìs iracheno Saddam Hussein ordina l’invasione del Kuwait, innescando l’anno successivo la Guerra del Golfo. La coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti nell’ambito dell’operazione “Desert Storm”, respinge oltre-confine le forze irachene dal Kuwait dopo sette mesi di conflitto durissimo. Baghdad e Kuwait City hanno ripreso le relazioni diplomatiche nel 2003 dopo la caduta di Saddam, poi giustiziato dai nuovi leader a Baghdad che non hanno saputo però arginare la deriva violenta ed estremista che caratterizza in parte il Paese ancora oggi.
In seguito all’invasione, l’Onu ha provveduto a delimitare il confine terrestre tra i due Stati con la risoluzione 833 del 1993; ciononostante, la demarcazione non ha risolto tutti gli aspetti inerenti il confine marittimo, lasciando questioni aperte da affrontare con colloqui bilaterali tra i due vicini produttori di petrolio. Il fronte di maggiore tensione riguarda la navigazione nel corridoio di Khor Abdallah, regolato da un accordo specifico firmato nel 2012 e ratificato nel 2013 da Baghdad. Il documento è stato però annullato nel 2023 dalla Corte suprema irachena - in seguito ad un ricorso parlamentare - che lo ha dichiarato “incostituzionale”, ed è stato oggetto di polemiche politiche interne, con l’accusa all’allora governo di aver “concesso troppo” limitando la sovranità nazionale.
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