15/05/2008, 00.00
COREA DEL SUD
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Seoul, continua la protesta: 1.700 organizzazioni contro la carne Usa

di Theresa Kim Hwa-young
Nel corso della scorsa settimana, migliaia di persone hanno manifestato per tutto il Paese contro l’accordo siglato da Seoul e Washington sull’importazione di carne bovina. Timori per i mancati controlli sanitari e per la produzione interna.
Seoul (AsiaNews) – Non accenna a placarsi la protesta della popolazione coreana contro l’accordo sull’importazione di carne americana stilato dal nuovo governo, guidato dal conservatore Lee Myung-bak. Oltre 1.700 gruppi civili sono scesi in piazza oggi per protestare contro i parametri del patto, che “potrebbe distruggere una parte dell’economia interna e mette a rischio la salute di chi consuma la carne”.
 
La manifestazione è stata organizzata davanti al ministero dell’Agricoltura, ma nel corso della settimana si sono verificate diverse altre proteste per tutta la nazione. I gruppi hanno deciso di presentare una petizione alla Corte costituzionale: il patto con gli Usa, sostengono, “viola il diritto pubblico alla salute ed alla felicità”. I manifestanti chiedono inoltre ai quattro Partiti di opposizione – fra cui il Partito democratico unito, grande sconfitto alle ultime elezioni legislative – di incontrarsi per preparare la bozza di una legge che vieti l’importazione di carne americana.
 
Lee Myung-bak ha siglato il patto nel corso della sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti, avvenuta lo scorso mese. Kim Eun-joo - promotore di una petizione online contraria alla decisione, che ha raccolto già più di 100mila firme - spiega: “Il trattato è ingiusto, perché mette a rischio la salute dei miei concittadini. Non parla di controlli sanitari, ed accetta che venga nel nostro Paese ogni tipo di carne. Questo è assurdo, se si pensa alle epidemie di mucca pazza che colpiscono ripetutamente le mandrie americane”.
 
Va poi registrato il malcontento degli allevatori coreani. Questi, spiega il loro sindacato, “si sentono seriamente minacciati da un accordo che, di fatto, schiaccia le loro possibilità di sopravvivenza sul libero mercato. Non si può competere con una quantità enorme di carne importata esentasse, non quando si ha così poco da offrire in cambio”.
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