19/02/2007, 00.00
LIBANO
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Sfeir ai politici, ricordate che le guerre cominciano dalle parole

di Yousef Hourany
Monito del patriarca maronita per la ricerca del dialogo a livello nazionale e tra cristiani. Il cardinale loda l’esercito: “se fossero solo i soldati ad avere le armi, la gente vivrebbe più tranquilla”.

Beirut (AsiaNews) – Ricordatevi che “le guerre cominciano dalle parole”: il patriarca maronita, Nasrallah Sfeir è tornato così a chiedere ai politici libanesi, ed a quelli cristiani in particolare, di fare attenzione a quello che dicono, per non eccitare gli animi. Al tempo stesso il cardinale ha lodato l’atteggiamento dell’esercito che, interponendosi tra le opposte fazioni in occasione delle recenti manifestazioni, “ha impedito un massacro”, ed ha chiesto che sia solo l’esercito nazionale a poter avere armi.

L’intervento del cardinale, avvenuto all’inizio della Quaresima – oggi per le Chiese orientali – è visto dagli osservatori come un invito ai politici libanesi a riprendere in mano le sorti del loro Paese. L’esortazione del patriarca cade, mentre si intrecciano le interpretazioni sul vertice tra Iran e Siria che ha visto la visita di Assad a Teheran. Un incontro per lo più ritenuto interlocutorio per quello che riguarda i rapporti internazionali, ma che, per il Libano, avrebbe confermato l’irrigidimento del presidente siriano sulla costituzione del tribunale internazionale che dovrebbe giudicare l’assassinio dell’ex premier Rafic Hariri e gli altri omicidi politici avvenuti nel Paese dei cedri. Di qui l’ostilità di Assad a qualunque soluzione politica della crisi libanese che lo contempli. Significativamente, oggi va a Teheran una delegazione di Hezbollah.

Quanto al patriarca maronita, nella sua omelia, centrata sul significato della Quaresima, il suo monito contro lo stile politico che regna nel Paese, “a causa dell'uso esagerato di vocaboli estranei alla cultura ed alle nobile tradizioni che hanno fatto del nostro Libano un modello per l'Oriente e per l'Occidente", è stato unito ad un nuovo invito alla scelta del dialogo sia a livello nazionale che tra i cristiani.

Affermando che “le guerre cominciano dalle parole”, il cardinale ha notato che è come se se il popolo libanese non avesse già fatto “l’esperienza della guerra e delle sue catastrofi”. “La gente vivrebbe più tranquilla – ha aggiunto – se le armi che ogni tanto compaiono qua e là, in un momento o in un altro, fossero solo nelle mani dell’esercito”, che “appartiene a tutto il Paese”. Di qui “l'urgenza di disarmare tutti, in modo che nessun altro tenga le armi" e la richiesta ai responsabili politici di “dare un’attenzione particolare all’esercito ed a fornirgli il materiale del quale ha bisogno per portare bene avanti il suo compito in questi giorni cupi”.

Il patrriarca Sfeir, che nel santuario del patriarcato a Bkerke presiede il rito della benedizione delle ceneri, segno d'inizio della Quaresima, ha invitato tutti i fedeli a ben capire il significato del digiuno, che non è solamente privare se stesso dal cibo, ma anche aiutare gli altri, manifestando gesti di solidarietà verso tutti ed in modo speciale i poveri. La Quaresima comincia oggi anche per gli Ortodossi, che seguono il calendario Giuliano. Una coincidenza nella quale alcuni libanesi hanno letto un segno dell'approssimarsi della conciliazione. 

 

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