06/07/2017, 09.21
MYANMAR
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Sittwe, buddisti aggrediscono Rohingya: un morto e sei feriti

Ucciso il 55enne Maung Nu. L’aggressione scaturita da una discussione per l’acquisto di una barca. Il Myanmar considera i musulmani Rohingya immigrati clandestini del vicino Bangladesh. I peggiori scontri tra i buddisti e Rohingya nel Rakhine si sono verificati nel 2012. L’impegno della Chiesa per la dignità delle persone e “contro ogni genere di oppressione”.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Le autorità birmane hanno rafforzato la sicurezza a Sittwe, capitale dello Stato di Rakhine, dopo che una folla di buddisti ha attaccato e ucciso un musulmano Rohingya e ferito altre sei persone nell'ultimo atto di violenza settaria nel Myanmar occidentale.

Secondo una dichiarazione rilasciata dall'ufficio del consigliere di Stato Aung San Suu Kyi ieri, nel quartiere a maggioranza buddista di Ywer Gyi Mrauk, un gruppo di buddisti ha lanciato mattoni ai Rohingya e ha attaccato il veicolo in cui stavano viaggiando, uccidendo il 55enne Maung Nu.

Il tenente colonnello Win Naung, capo della polizia distrettuale di Sittwe, ha dichiarato che la violenza ha spinto le forze dell’ordine ad aumentare le pattuglie nella zona: “Abbiamo disposto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini di Sittwe”. La polizia sta indagando sull'incidente, ma non sono stati ancora effettuati arresti.

I media statali riferiscono che gli uomini attaccati sono tra i 10 Rohingya che avevano ottenuto il permesso di lasciare il campo di accoglienza di Dapaing, nella periferia della città, per rilasciare una testimonianza presso il tribunale di Sittwe. Durante una pausa nel processo, i sette hanno chiesto alla polizia di accompagnarli ad un molo vicino, dove hanno trattato l’acquisto di una barca da un imprenditore locale. Sul pontile è scoppiato una discussione, attirando l'attenzione dei residenti locali che hanno poi attaccato gli uomini.

Il Myanmar, a maggioranza buddista, considera i musulmani Rohingya immigrati clandestini del vicino Bangladesh e nega loro la cittadinanza, alcuni diritti fondamentali e l'accesso al lavoro e all'assistenza sanitaria. I peggiori scontri tra i buddisti e Rohingya nel Rakhine si sono verificati nel 2012, quando la violenza settario ha causato più di 200 morti e ha spinto decine di migliaia di musulmani a trovare rifugio nei campi profughi. Ad oggi sono circa 120mila i Rohingya ospitati nelle strutture.

Più di recente, circa 1.000 Rohingya sono stati uccisi e 90mila sono stati costretti a fuggire dalle loro case nella parte settentrionale dello Stato, durante un'operazione di sicurezza di quattro mesi dei soldati del Myanmar. Essa è iniziata nell'ottobre 2016 dopo un attacco mortale ad alcune postazioni militari di frontiera. Un gruppo oscuro di militanti Rohingya è stato accusato delle incursioni.

La Chiesa cattolica è da sempre attiva nel dialogo tra i vari gruppi etnici e religiosi che compongono la popolazione birmana. il 26 giugno scorso, in occasione dell’Eid al-Adha, , una delle due più importanti feste religiose del calendario musulmano, il card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon, ha pubblicato un messaggio ricordando che in Myanmar “la pace è possibile, la pace è l'unica via”. “Ci sono regioni del nostro Paese in cui la vita dei nostri fratelli e sorelle si confronta con la guerra e lo sradicamento. Possano le nostre preghiere portare loro la pace e la gioia”, ha scritto il cardinale nel messaggio che ricorda l’impegno della Chiesa per la dignità delle persone e “contro ogni genere di oppressione”.

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