17/05/2011, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka: la pensione garantita “fino a esaurimento scorte”

di Melani Manel Perera
È in via d’approvazione il nuovo schema pensionistico, che ripartisce l’attuale Fondo contributivo in tre depositi: per i lavoratori dipendenti, per i lavoratori migranti e per i lavoratori autonomi. In caso di morte del lavoratore, è prevista una reversibilità della pensione ai familiari solo parziale.
Colombo (AsiaNews) – Il governo dello Sri Lanka sta per approvare un nuovo disegno di legge sulle pensioni, che ripartisce il Fondo contributivo pensionistico in tre diversi depositi e garantisce al lavoratore una pensione “fino a esaurimento scorte”. In pratica, per 10 anni ogni lavoratore depositerà una percentuale fissa del proprio salario al fondo d’appartenenza, che andrà a formare il proprio vitalizio: ma una volta esauriti i soldi “messi da parte”, la persona non ha più diritto ad avere la pensione. I sindacati e la Caritas Sri Lanka-Sedec criticano la bozza e temono che il governo voglia solo “rubare il denaro alla gente”. Colombo difende le modifiche, definendole necessarie “per assicurare il benessere delle persone che raggiungono l’età pensionabile”. Se approvato, il nuovo schema pensionistico sarà in vigore già da questo mese.

Il disegno di legge prevede tre nuovi fondi: uno per i lavoratori dipendenti, uno per i lavoratori all’estero e uno per i lavoratori autonomi. Il dipendente darà un contributo pari al 2% del salario mensile lordo, per un periodo minimo di 10 anni, per poter avere accesso alla pensione al compimento dei 60 anni. Ogni lavoratore deve versare un importo minimo di 12mila rupie [circa 77 euro] all’anno. I contributi possono essere versati in una o più rate, entro i 55 anni. A quel punto, la pensione sarà disponibile a 65 anni.

Tuttavia Prathiba Mahanamahewa, professore e avvocato, definisce la proposta di legge “ingiusta e ingannevole”. Secondo il disegno, una volta passati i 10 anni il dipendente è idoneo a diventare membro del fondo cui fa parte. I contributi e i relativi interessi, maturati nel corso dei 10 anni, costituiscono il conto individuale di ogni persona. “Ma una volta in pensione, esauriti i soldi sul conto individuale – spiega il professore – la persona cessa di essere un membro del fondo: in pratica, non ha più diritto alla pensione. Questo è inaccettabile, perché tutti dovrebbero poter godere a vita della pensione”. Mahanamahewa era presente all’incontro organizzato dalla Caritas Sri Lanka-Sedek, lo scorso 13 maggio.

Le modifiche allo schema non finiscono qui. Secondo la nuova bozza, in caso di morte del lavoratore, la moglie e i figli hanno diritto solo al 60% della pensione accumulata fino a quel momento. Il restante 40%, rientrerebbe nella casse dello Stato. Discorso analogo in caso di interruzione del lavoro per motivi di salute “permanenti”: una volta accertata la disabilità previo certificato medico, il lavoratore potrà usufruire solo del 60% della pensione accumulata fino a quel momento.

Interrogato sulla questione, p. Reid Shelton Fernando ha dichiarato: “La società civile e il clero devono vigilare sull’attuazione di questa legge. Il Consiglio di amministrazione deve essere trasparente e responsabile, e agire tenendo conto delle paure dei lavoratori e delle loro famiglie”.
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