21/01/2016, 08.53
PAKISTAN
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Strage di Charsadda: i morti sono 21. Veglie a Quetta e Karachi

La società civile chiede più sicurezza dopo l’ennesima carneficina, avvenuta all’università Bacha Khan. Le vittime sono 17 studenti, un professore e tre uomini del personale. Il portavoce dei talebani ha smentito una prima rivendicazione: “L’attacco è contro la sharia”. L’ateneo è “un luogo simbolico”, intitolato ad un sostenitore della lotta non violenta.

Charsadda (AsiaNews/Agenzie) – Diverse veglie di preghiera e fiaccolate sono state organizzate dalla società civile in segno di protesta dopo l’ennesima strage, avvenuta nell’università Bacha Khan di Charsadda, in cui sono morte 21 persone. Centinaia di persone si sono riunite a Quetta (città del sud-ovest, anch’essa colpita pochi giorni fa da un attacco terrorista) e a Karachi, chiedendo al governo più sicurezza.

Ieri mattina uomini armati hanno fatto irruzione nel campus universitario di Charsadda, nel nord-ovest del Pakistan. Gli scontri a fuoco fra i terroristi e gli agenti di polizia sono durati diverse ore. Quattro degli assalitori sono morti. La maggior parte delle vittime ha perso la vita in un ostello per studenti. Gli uccisi sono un professore, due giardinieri, un custode e 17 alunni.

Charsadda si trova a 50 km a nord di Peshawar, dove i talebani nel dicembre del 2014 hanno ucciso più di 130 studenti di una scuola militare.

Umar Mansoor, mente dell’attacco di Peshawar e membro del gruppo Tehreek-i-Taliban Pakistan (Ttp), ha rivendicato la responsabilità della carneficina di Charsadda sulla sua pagina Facebook. Mohammad Khorasani, portavoce ufficiale del gruppo talebano, ha però smentito. Il leader ha pubblicato un messaggio in cui condanna l’attentato, definendolo “contrario alla sharia” e promettendo che quanti “usano la sigla Ttp verranno consegnati alla giustizia”.

Il generale Asim Bajwa, portavoce dell’esercito, ha annunciato che le indagini hanno portato grandi svolte nell’identificazione degli assalitori, anche se non ha reso noti i nomi. Le autorità hanno raccolto informazioni grazie a intercettazioni dei cellulari dei sospettati, che “parlavano di continuo tra loro con i telefoni, due dei quali sono stati recuperati”. I dati ottenuti sono considerati “sensibili” e per ora non sono stati resi pubblici.

Secondo il generale Bajwa, “i terroristi prendono di mira i simboli del progresso”. L’università Bacha Khan, infatti, prende il nome dal leader nazionalista di etnia pashtun Khān Abdul Ghaffār Khān (1890-1988, detto Bacha Khan, “re dei capi”), che predicava la resistenza non violenta. Al momento dell’attacco, nell’ateneo era in corso un incontro di poesia in suo onore.

 

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