24/06/2013, 00.00
TAIWAN
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Taiwan in festa per la “liberazione” delle isole Kinmen dalle mine

di Xin Yage
L’arcipelago, insieme alle Matsu, era dagli anni Cinquanta un campo minato: qui si sono combattute le battaglie più feroci fra comunisti e nazionalisti. Oggi, dopo sei decenni, sulle spiagge tornano a correre i bambini.

Taipei (AsiaNews) – “Questo è un bel giorno per noi, per i nostri nonni e per la gente che ama la pace”. Così dice Senyi, un bimbo di otto anni che con altri mille partecipanti prende parte alla corsa campestre non competitiva per celebrare le isole dell’arcipelago di Kinmen (金門縣) finalmente libere dalle mine antiuomo. 
 
“Questo è un sogno che si realizza” aggiunge Zhang Ruiyi (張瑞義), insegnante in una delle scuole secondarie di Taipei ma originaria di Kinmen,  tornata lo scorso fine settimana sulle isole per stare con i suoi familiari e celebrare l’evento. “Voglio ringraziare il Dio della pace: io sono cattolica, mio marito è buddhista e preghiamo perché nel mondo si posi ogni giorno un mattone in più per costruire la pace. Voglio un mondo migliore per i miei figli e per le future generazioni”.
 
Il giorno della corsa ha piovuto in continuazione, ma questo non ha fermato nessuno dal partecipare: “Siamo bagnati e felici, mio nonno è qui ed era stato vittima di una mina in questa zona. Ha perso una gamba e oggi non smette di ringraziare chi si è adoperato per rendere possibile questo sogno” racconta il signor Lee (李先生). 
 
Ognuno, alla fine del percorso, appende un fiocco giallo al nuovo monumento innalzato per commemorare la stagione della pace. Nonno Lee piange e racconta commosso il giorno in cui la mina è esplosa sotto il suo piede. “È stato doloroso tutto il processo di recupero, ma poco a poco sono cresciuto interiormente e abbiamo fatto crescere la consapevolezza che non c’era ragione che altri innocenti fossero feriti o addirittura perdessero la vita. La forza interiore che è cresciuta dentro di me ha contagiato molti altri. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno realizzato lo sminamento: per me sono senza dubbio degli eroi!”.
 
La direttrice della Campagna internazionale contro le mine (國際反地雷組織 - International Campaign to Ban Landmines, ICBL) Sylvie Brigot [al centro nella foto], si è detta contentissima per il fatto che Taiwan negli ultimi sette anni abbia sminato le isole degli arcipelaghi di Kinmen e Matsu (馬祖列島), entrambi zone di frontiera e territori di guerra in cui le mine erano state collocate negli anni ‘50 e ’60, quando le due sponde dello stretto di Taiwan erano in guerra.
 
Negli ultimi sette anni sono state rimosse 126.000 mine e alla fine di questo mese le due isole saranno ufficialmente dichiarate “territori totalmente sminati”. Sylvie Brigot ha detto che Taiwan “è un grande esempio per i Paesi vicini” perché “ha finito con tre anni di anticipo la missione di sminamento che vede impegnati molti Paesi del Pacifico nell’arco di un intero decennio”. 
 
Il trattato internazionale Mine Ban Treaty (稱地雷禁止條約) esige dai Paesi che aderiscono di sminare i propri territori nell’arco di un decennio. Pur non avendo firmato il trattato internazionale, il governo di Taipei nel 2006 con l’Antipersonnel Landmine Control Act (殺傷性地雷管制條例) ha fissato un proprio limite di sette anni, che è stato rispettato.
 
La professoressa Zhang esprime la propria soddisfazione e anche il proprio rammarico: “Pensiamo a quanto siamo sciocchi come esseri umani: collocare una mina costa 3 dollari americani, mentre rintracciarla, disinnescarla e rimuoverla costa tra i 100 e i 1000 dollari, senza contare le possibili vittime. Lo dico sempre ai miei alunni: una politica di pace e di non violenza sarebbe totalmente gratis e arricchirebbe tutti economicamente e moralmente”.

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