29/11/2017, 11.13
IRAN
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Teheran, carcere all’ex procuratore generale per complicità nell’omicidio di un dissidente

Saeed Mortazavi dovrà scontare due anni di prigione perché responsabile del decesso in cella di Mohsen Ruholamini. La sentenza è definitiva e non ammette ricorso alla Corte suprema. Cacciato dalla magistratura nel 2014, ha perseguitato giornalisti e intellettuali. Nel 2006 l’establishment conservatore lo aveva inserito nella delegazione iraniana al Consiglio dei diritti umani Onu.

 

Teheran (AsiaNews) - Un tribunale iraniano ha condannato a due anni di prigione l’ex procuratore generale di Teheran Saeed Mortazavi, una delle persone più potenti dell’establishment ai tempi del presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad. I giudici lo hanno riconosciuto responsabile nella morte in carcere di un leader dell’opposizione riformista avvenuto nel 2009 quando egli era alla guida della procura della capitale.

In carica dal 2003 fino al 2010, egli è stato incriminato per “complicità nell’omicidio” di Mohsen Ruholamini, arrestato nella turbolenta fase che ha seguito la rielezione al secondo mandato di Ahmadinejad. Il leader dell’opposizione era stato fermato nel giugno del 2009, durante le prime giornate della protesta ed è deceduto in cella a causa delle violenze subite.

Il vice-capo della giustizia iraniana, il conservatore Gholamhossein Mohseni Ejeï, riferisce che Mortazavi “é stato condannato in prima istanza a cinque anni di galera”. Tuttavia, egli avrebbe chiesto perdono ai parenti delle vittime e per questo la corte di appello “ha ridotto la pena a due anni di carcere”.

Mortazavi è stato cacciato dalla carica di procuratore generale nell’agosto del 2010, all’indomani dello scandalo divampato in seguito alla morte di tre oppositori nel carcere di Kahrizak, nella periferia sud di Teheran. Secondo i risultati di una commissione parlamentare di inchiesta, Amir Javadifar, Mohammad Kamrani, e Mohsen Ruholamini sarebbero deceduti per le torture subite durante la prigionia. Per la loro morte sono già stati condannati alla pena capitale due guardie carcerarie. Tuttavia, le famiglie delle vittime hanno fermato il boia perdonando gli imputati, chiedendo al contempo che fossero continuate le indagini per individuare anche i più alti responsabili della vicenda.

Mortazavi era stato assolto in un primo processo intentato dalle famiglie di Javadifar e Kamrani, che si erano costituite come parte civile. In seguito alla sentenza, i parenti di Ruholamini hanno aperto un nuovo procedimento contro l’ex procuratore, espulso a vita dalla magistratura nel 2014. La sentenza a carico di Mortazavi avrebbe un carattere “definitivo” e non ammette ulteriori ricorsi alla Corte suprema.

Le protese divampate nell’estate del 2009 e proseguite l’anno successivo contro il presidente conservatore Ahmadinejad e la guida suprema Ali Khamenei hanno causato decine di morti; migliaia le persone arrestate, fra le quali i massimi esponenti dell’ala riformista guidata da Mehdi Karroubi e Mir Moussavi.

Personalità controversa e temibile, Mortazavi si è distinto nella campagna di repressione lanciata all’epoca dalla leadership conservatrice. Nel ruolo di giudice prima e di procuratore generale poi, egli ha imprigionato moltissimi oppositori e imposto la chiusura di decine di quotidiani riformisti o critici verso l’establishment. Nel 2006 aveva fatto discutere la sua nomina all’interno della delegazione governativa iraniana che ha partecipato ai lavori del neonato Consiglio dei diritti umani dell’Onu a Ginevra. Attivisti e ong pro diritti umani avevano promosso proteste contro la sua presenza, considerandola una “provocazione” da parte di Teheran e un segno di disprezzo verso l’organismo delle Nazioni Unite.

 

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