13/11/2007, 00.00
MALAYSIA
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Tensioni in Malaysia, che si prepara alle elezioni generali

L’appuntamento elettorale è atteso entro aprile 2008, ma il clima è già surriscaldato. Il governo Badawi si trova davanti a grandi sfide e ad un diffuso malcontento. Sabato scorso, quella che è stata definita la più vasta manifestazione popolare negli ultimi 10 anni ha chiesto riforme elettorali e l’impegno del re nel salvaguardare la Costituzione.
Kuala Lumpur (AsiaNews) – In vista delle elezioni generali del 2008, il governo malaysiano affronta uno dei suoi momenti più critici negli ultimi 10 anni. Società civile, minoranze etniche e opposizione parlamentare sono unite nel chiedere una riforma elettorale e un maggiore intervento della corona, da sempre garante della giustizia, contro l’autoritarismo del premier Abdullah Badawi.
Segno eclatante del diffuso malcontento è stata la manifestazione che lo scorso 10 novembre ha portato in piazza a Kuala Lumour 40mila persone, secondo stime degli organizzatori. Il raduno, dichiarato all’ultimo momento illegale, è stato disperso con lacrimogeni e cannoni ad acqua dalla polizia. Gli agenti hanno arrestato 245 dimostranti, tutti rilasciati su cauzione. L’interveto delle forze dell’ordine è stato criticato da più parti e anche da esponenti della comunità cattolica.
 
A guidare il corteo vi era il leader dell’opposizione politica, Anwar Ibrahim, fondatore del People’s Justice Party ed ex primo ministro, destituito nel 1998. Proprio il suo “licenziamento” all’epoca aveva causato vaste proteste popolari. Promotrice dell’iniziativa è la Coalition for Free e Fair Elections. La Ong, coalizione di 5 partiti politici e 29 gruppi della società civile, è ormai conosciuta come Bersih, che in malay significa “trasparente”.
 
I manifestanti hanno consegnato una petizione al re, in cui chiedono serie riforme che garantiscano la limpidezza delle prossime elezioni generali. Nel testo si invita il monarca ad opporsi ad un eventuale scioglimento delle Camere, finché non sarà terminata l'aggiornament delle liste elettorali, che contengono cittadini  “fantasma”; si chiede alla Commissione elettorale di abolire il voto postale, tranne che per diplomatici e cittadini residenti all’estero e di garantire a tutti i partiti pari accesso e visibilità sui media.
 
La manifestazione di sabato scorso è solo l’ultima sfida al governo Badawi, criticato per aver fallito nella lotta alla corruzione e per aver promosso politiche discriminatorie nei confronti delle minoranze cinesi e indiane, a tutto vantaggio dell’etnia di maggioranza, la malay. Analisti sono convinti che il partito del premier, l’United Malays national Organization (Umno), non raggiunga lo stesso livello di consensi – 90 per cento delle preferenze – incassato nelle precedenti elezioni del 2004.
 
Secondo p. Lawrence Andrew, del settimanale cattolico Herald, la marcia della Bersih, mette in luce le numerose pecche del Paese, sia politiche che sociali e “la differenza di trattamento tra chi appartiene alla parte politica ‘giusta’ e chi semplicemente sta dalla parte dei diritti in generale”. “Queste iniziative – continua – sono fondamentali per salvaguardare la supremazia della Costituzione nel nostro Paese”, minacciata da interessi personalistici e dalla legge islamica.
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