06/06/2020, 08.00
RUSSIA
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Velikoretsk e l’icona di S. Nicola: il pellegrinaggio nonostante la pandemia

di Vladimir Rozanskij

Il cammino è iniziato il 3 giugno e durerà fino all’8 giugno. Si attendono fra i 30 e i 50mila pellegrini. Ignorate tutte le indicazioni e precauzioni sanitarie. Ai primi di giugno, nella regione vi erano già 2mila casi positivi al Covid-19. Il Patriarcato di mosca ha deciso di non intervenire per timore di far nascere una “ortodossia clandestina”, che rifiuta le regole sanitarie e le autorità ecclesiastiche.

Mosca (AsiaNews) - Nella regione di Kirov, nel nord della Russia, è cominciato il pellegrinaggio verso Velikoretsk, una delle processioni popolari più antiche e importanti del Paese (foto 1). Il fatto è che sono ancora in vigore varie misure di distanziamento e isolamento per il Covid-19. La riapertura delle chiese ortodosse avverrà tra pochi giorni, ma i pellegrini non hanno voluto saltare il grande appuntamento.

Nel 2000 il pellegrinaggio di Velikoretsk ha ricevuto lo status di “processione nazionale”. In quell’anno giubilare vi hanno partecipato diverse migliaia di persone. Dal 2008, sui 150 chilometri che dividono la città di Kirov dal santuario di Velikoretsk si muovono tra le 30 e le 50mila persone, e ancora di più si radunano direttamente sul luogo dove si trova l’icona miracolosa di San Nicola il Taumaturgo, meta del cammino.

Quest’anno, a causa della pandemia, il vescovo responsabile del pellegrinaggio, il metropolita di Vjatka Mark (Tuzhikov), si era rivolto ai fedeli il 13 maggio scorso con un messaggio. In esso si confermava che il pellegrinaggio avrebbe avuto luogo regolarmente dal 3 all’8 giugno, ma con “modifiche dovute alla situazione epidemiologica”. Secondo tali istruzioni, l’icona viene trasportata in macchina dai sacerdoti diocesani, e non portata a mano dai pellegrini. È stata inoltre soppressa la celebrazione liturgica sul fiume Velikaja, una delle tappe più significative del percorso.

Sono state predisposte tappe con accampamenti organizzati per il pernottamento e l’alimentazione, con la presenza di medici e volontari. I pellegrini provenienti dalle altre regioni della Russia, secondo le attuali disposizioni sanitarie, dovrebbero trascorrere due settimane di quarantena e autoisolamento, cosa assolutamente impossibile da controllare. Infatti i “veri credenti” si sono organizzati sui social media, scambiandosi consigli su come partecipare al pellegrinaggio aggirando le misure di quarantena.

Alla liturgia iniziale, tenuta nel monastero di San Trifone a Kirov, erano presenti già diverse centinaia di persone. Alcuni volontari hanno distribuito mascherine e altre protezioni, con dei volantini di avvertimenti, ma la distanza sanitaria sul territorio della chiesa non è stata mantenuta. Si sono poi uniti ai fedeli locali almeno 3mila pellegrini provenienti da regioni anche molto lontane, come la zona del Don, l’Udmurtia, la regione di Arkhangelsk e di Komi, oltre che da San Pietroburgo, che tramite la rete hanno trovato mezzi di trasporto e accoglienza nelle case, e ogni tipo di sostegno in loco.

Alla fine del pellegrinaggio si dovranno verificare gli effetti di tutto ciò sulla diffusione del virus nella regione. Al 2 giugno si registravano quasi 2mila casi su 1,5 milioni di abitanti. Anche in altre zone si confermano casi di infezione dovuti alla presenza massiva di fedeli e pellegrini. Nella regione di Nizhnij Novgorod, dove ha sede il monastero di Diveevo (foto 2) in cui riposano le spoglie di San Serafino di Sarov, ben 76 residenti sono stati trovati positivi, e alcune monache (le più anziane) sono decedute. La causa di queste infezioni, come ha comunicato il consigliere del governatore della regione Njuta Federmesser, è senz’altro da attribuirsi al grande afflusso di pellegrini.

Il patriarcato di Mosca, dopo tante polemiche e alcune sospensioni nei giorni scorsi a causa del mancato rispetto delle norme di protezione dal coronavirus, ha deciso di non intervenire per reprimere i grandi pellegrinaggi, che per ragioni climatiche in Russia hanno luogo tra giugno e agosto. La gerarchia ortodossa e lo stesso patriarca Kirill (Gundjaev) sono già molto criticati per l’eccessiva sottomissione alle autorità civili, e il timore è che si diffonda una specie di “ortodossia clandestina” ispirata da monaci e starets, in polemica con le autorità ecclesiastiche.

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