08/05/2026, 10.28
MYANMAR
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Vertice ASEAN: nessun progresso sul Myanmar mentre peggiora la crisi umanitaria

di Gregory

L’ASEAN continua a mantenere le distanze dalla giunta militare del Myanmar: al vertice di Cebu, nelle Filippine, i leader regionali hanno chiesto accesso ad Aung San Suu Kyi e rifiutato di riconoscere ufficialmente le elezioni che hanno portato Min Aung Hlaing alla presidenza. Intanto però nel Paese peggiora la crisi umanitaria: milioni di sfollati, fame diffusa e nuove offensive dell’esercito contro i civili nella regione di Mandalay.

Manila (AsiaNews) – L’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) continua a mantenere una posizione di prudenza e distanza nei confronti della giunta militare birmana. Durante il 48esimo vertice dell’organizzazione, ospitato nelle Filippine, presidente di turno, i leader regionali hanno infatti chiesto di poter incontrare Aung San Suu Kyi, che, seppur in una nuova residenza, continua a trovarsi in isolamento, e, allo stesso tempo, pur approvando il rilascio di migliaia di prigionieri, hanno evitato di riconoscere ufficialmente le ultime elezioni che hanno portato il generale Min Aung Hlaing alla presidenza del Myanmar. 

Il summit, tenutosi a Cebu City, ha escluso parte della leadership militare birmana dagli incontri al massimo livello. Naypyidaw ha partecipato soltanto con il segretario permanente del ministero degli Esteri, in linea con la decisione presa dall’organizzazione dopo il colpo di Stato del febbraio 2021 di limitare la presenza dei militari ai vertici regionali. 

La ministra degli Esteri filippina, Theresa Lazaro, che ricopre anche il ruolo di inviata speciale dell’ASEAN per il Myanmar, ha chiesto di poter incontrare Aung San Suu Kyi dopo le notizie sul suo trasferimento dal carcere agli arresti domiciliari. Manila ha definito il trasferimento un possibile “sviluppo positivo”, sostenendo che permettere contatti con la leader democratica potrebbe favorire un dialogo inclusivo tra tutte le parti coinvolte nella crisi birmana.

Le autorità filippine hanno inoltre invitato la giunta a consentire alla Nobel per la pace di comunicare con la famiglia, sottolineando che una maggiore trasparenza sulle sue condizioni di detenzione rappresenterebbe un segnale concreto di impegno verso la riconciliazione nazionale. L’appello è finora stato ignorato dalla giunta.

Manila ha anche accolto con favore anche l’amnistia concessa di recente a oltre 1.500 prigionieri politici per le festività buddhiste. L’ASEAN, però, ha chiarito di non aver raggiunto alcun consenso sul riconoscimento delle elezioni organizzate dalla giunta alla fine del 2025, ha spiegato Dominic Xavier Imperial, portavoce dell’organizzazione e funzionario del ministero degli Esteri filippino.

Il blocco regionale continua a fare riferimento al cosiddetto “Five-Point Consensus”, il piano di pace approvato nell’aprile 2021 dopo il golpe militare. Il documento prevede la cessazione immediata delle violenze, il dialogo tra tutte le parti, l’accesso umanitario e la mediazione di un inviato speciale regionale. Finora però il piano non ha prodotto nessun risultato concreto, al punto che alcuni ex diplomatici e funzionari hanno chiesto all’ASEAN di rinunciarvi

Nel frattempo, la situazione umanitaria in Myanmar continua a peggiorare. Secondo le Nazioni Unite, si contano circa 3,6 milioni di sfollati interni, un numero che potrebbe superare i 4 milioni nel 2026, mentre quasi 16 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.

Nella regione di Mandalay, negli ultimi giorni un’offensiva militare ha costretto decine di migliaia di civili a fuggire dalle proprie case. Le truppe della giunta hanno incendiato villaggi nel township di Myingyan, distruggendo abitazioni e costringendo gli abitanti di almeno 14 villaggi ad abbandonare l’area.Secondo testimonianze raccolte dai media locali, molti civili hanno  tentato di attraversare il fiume Irrawaddy per trovare rifugio nel vicino township di Myaung, ma i soldati avrebbero aperto il fuoco anche contro le persone in fuga.

Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha avvertito che i livelli di fame nel Paese hanno raggiunto livelli “inaccettabili”. Oltre 400mila bambini e madri sopravvivono con diete estremamente povere, spesso limitate a riso o zuppe acquose. Circa 8,5 milioni di persone soffrono ormai di insicurezza alimentare moderata o grave. La Banca mondiale prevede inoltre una contrazione del PIL reale del Myanmar del 2% nell’anno fiscale 2025-2026, con un’inflazione superiore al 20%. Più dell’80% della popolazione vive ormai in condizioni di povertà cronica.

La giunta continua a distruggere i villaggi, utiliizare gli incendi e gli sfollamenti forzati come arma per indebolire le aree considerate vicine alla resistenza armata, composta da diversi gruppi etnici. Anche la Conferenza episcopale cattolica del Myanmar ha recentemente denunciato il “catastrofico deterioramento” della situazione umanitaria, chiedendo la fine degli attacchi contro i civili e un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari.

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