19/10/2021, 12.38
MYANMAR
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Yangon: liberati 5.600 prigionieri politici

Secondo gli attivisti è uno stratagemma della giunta per recuperare credibilità internazionale dopo l'esclusione dal vertice Asean di fine mese. Liberati anche tre pastori battisti del Kachin. Alcuni rilasciati sono stati riportati in carcere prima di poter raggiungere le proprie case.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Dopo le pressioni internazionali da parte dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), la giunta militare del Myanmar ha rilasciato oltre 5.600 prigionieri politici, tra cui leader religiosi, giornalisti e attivisti. Il Tatmadaw (l’esercito birmano) ha annunciato un’amnistia generale in occasione della festa buddhista di Thadingyut. Ma secondo alcuni questa scarcerazione - come quelle di aprile e luglio - è solo uno stratagemma. 

Subito dopo essere stati rilasciati, diversi prigionieri sono stati riarrestati ancora prima di poter raggiungere le loro case. Chi è stato lasciato andare, invece, è stato costretto a firmare un documento in cui dichiara di rinunciare al coinvolgimento in attività politiche.

La maggior parte degli arrestati era in carcere per aver esercitato il proprio diritto alla protesta contro il Tatmadaw, che il primo febbraio di quest’anno con un colpo di Stato ha preso il controllo del Paese. I militari hanno represso con la violenza le proteste anti-golpe e da mesi si registrano scontri tra l’esercito birmano e le milizie etniche che formano le forze di resistenza.

Gli attivisti dell’Assistance Association for Political Prisoners sottolineano che di 9mila prigionieri politici incarcerati finora, almeno 7.355 sono stati torturati, alcuni fino alla morte. Ieri sera sono stati rilasciati anche tre pastori battisti dello Stato di Kachin, fermati il 28 giugno per aver organizzato dei gruppi di preghiera. La Baptist Kachin Convention continua a giocare un ruolo di primo piano nella protezione dei circa 215mila sfollati del Paese anche dopo il bombardamento di alcune chiese.

“La giunta vuole tre cose da parte della comunità internazionale - ha spiegato l’inviato speciale delle Nazioni unite in Myanmar Tom Andrews - soldi, armi e legittimità. I militari non hanno cambiato idea. Nonostante le loro dichiarazioni, i generali non sono però insensibili alle pressioni esterne”.

Nei giorni scorsi l’Asean, con una decisione senza precedenti, ha dichiarato di voler escludere il capo dell’esercito birmano, il generale Min Aung Hlaing, dal vertice regionale che si terrà dal 26 al 28 ottobre, visto che il governo militare ha dimostrato di aver fatto “progressi insufficienti” nel ripristinare la pace nel Paese. Ad aprile l'auto-proclamato primo ministro aveva concordato con l’Asean un piano in cinque punti che però non è ancora stato attuato, segnalando un ritiro di fatto dall’accordo. 

È stato il ministro degli Esteri del Brunei, che al momento presiede l’Associazione, a fare pressione per non invitare il generale e abbandonare così la tradizionale politica di non interferenza negli affari interni dell’Asean. Il ministro degli Esteri di Singapore Vivian Balakrishnan ha scritto su Twitter che è stata una "decisione difficile ma necessaria per salvaguardare la credibilità dell'Asean". Precedenti tentativi diplomatici erano falliti, come la visita dell’inviato speciale dell’organizzazione, a cui era stato impedito di incontrare l’ex leader civile del Paese Aung San Suu Kyi, ancora in carcere e sotto processo.

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