Vescovi filippini: 'Come cristiani non celebriamo la guerra'
In una lettera pastorale sul tema della pace diffusa dal presidente della Conferenza episcopale Garcera l'invito al "rispetto reciproco" e al "dialogo" tra culture e religioni, alla luce dei conflitti in Medio Oriente e altrove. Incoraggiate le comunità a "speranza e solidarietà" verso persone con vulnerabilità. Ricordati i lavoratori filippini all'estero e i danni delle guerre all'ecologia. "Ogni vita umana è sacra".
Manila (AsiaNews) - “Incoraggiate il rispetto reciproco tra le religioni, le culture e i popoli vicini. Costruite ponti di dialogo, speranza e solidarietà all’interno delle nostre comunità, affinché la pace possa mettere radici prima nei nostri cuori e nelle nostre case, e da lì diffondersi nel mondo”.
Il 20 maggio 2026 i vescovi filippini hanno pubblicato una lettera pastorale in cui affermano che ogni persona cristiana deve incarnare la misericordia di Dio, promuovendo dialogo, pace e guarigione nel mondo. “Che ogni parrocchia diventi un santuario di preghiera e riconciliazione. Che ogni famiglia diventi una culla di pace, compassione e speranza. E che ogni cristiano sia testimone vivente della misericordia, del dialogo e dell’amore risanatore di Cristo in un mondo ferito”, afferma il presidente della Conferenza episcopale delle Filippine (CBCP), l’arcivescovo Gilbert Armea Garcera di Lipa.
Nel documento intitolato “Dichiarazione pastorale sulla pace in un mondo ferito”, Garcera dice: “Con il cuore appesantito dal dolore e dalla preoccupazione”, i vescovi “si uniscono al Santo Padre e alla Chiesa universale nel pregare per la pace in mezzo alla crisi e alla guerra in corso in Medio Oriente e altrove. Mentre la violenza si intensifica e le tensioni si acuiscono, sentiamo ancora una volta le parole del Signore risorto ai suoi discepoli: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’ (Gv 14,27)”. “In un mondo ferito dall’odio, dalla paura, dalla vendetta e dall’avidità, i seguaci di Cristo sono chiamati ad essere strumenti e canali di pace”, aggiunge.
Sottolinea che dietro ogni calcolo militare si nascondono ovunque vite umane, bambini privati della sicurezza, madri in lutto per i propri figli e figlie, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case, feriti lasciati senza cure, anziani abbandonati e comunità ridotte in macerie. I vescovi, esprimendo profonda preoccupazione per l’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran nell’Asia occidentale, e per le sue conseguenze, affermano: “Ribadiamo di non dimenticare i numerosi altri focolai di crisi nelle Filippine, in tutta l’Asia e nel mondo intero che continuano a infliggere sofferenze ai popoli e alle nazioni. Affermiamo quindi con chiarezza: ogni vita umana è sacra”. Ancora: “Rifiutiamo la normalizzazione della violenza, gli attacchi contro i civili, gli atti di terrore, le punizioni collettive e tutte le azioni che approfondiscono l’odio e la divisione tra i popoli. La violenza genera solo altra violenza. La guerra lascia ferite che durano per generazioni”.
I vescovi, filippini ricordano anche i danni all’ecologia provocati dalle guerre. “L’esplosione di bombe, missili e artiglieria pesante inquina l’aria, oscura i cieli con fumo tossico, avvelena il suolo e l’acqua e distrugge foreste e terreni agricoli. Lascia danni a lungo termine all’atmosfera e all’ambiente. In questo modo, la guerra diventa non solo un grido dell’umanità, ma anche un grido della terra. Le generazioni future ereditano le cicatrici di una distruzione irreversibile che non hanno causato”.
Inoltre, Garcera ha spiegato che la guerra in Medio Oriente ha un impatto significativo sul popolo filippino, specialmente su chi vive nell’arcipelago, compromettendone la sicurezza, i mezzi di sussistenza e il benessere emotivo. “Sebbene lontana dalle nostre coste, la crisi mediorientale non è estranea alla vita dei filippini”, dice. “Molti dei nostri fratelli e sorelle lavorano nella regione come lavoratori filippini all’estero. La loro sicurezza, i loro mezzi di sussistenza e il loro futuro pesano ora pesantemente sulle loro famiglie a casa”.
L’aumento dei costi del carburante sta avendo ripercussioni su tutti i settori del Paese. Ciò comporta un aumento dei prezzi dei beni, un aumento delle spese di trasporto e un maggiore onere finanziario per le famiglie povere che già affrontano difficoltà economiche. I primi a soffrire sono le persone con maggiori vulnerabilità: lavoratori a giornata, agricoltori, pescatori, lavoratori dei trasporti, anziani e famiglie con pochi risparmi. Pertanto, ciò che accade all’estero influisce sulla casa filippina, sulla tavola filippina e sul cuore filippino. Invitando al discernimento morale, i vescovi hanno esortato i fedeli a “resistere alle narrazioni semplicistiche, alla disinformazione, all’odio, al pregiudizio e alla faziosità ideologica”.
“La coscienza cristiana deve essere formata non dalla propaganda o dalla rabbia dei social media, ma dal Vangelo di Gesù Cristo”, affermano. “Come cristiani, non celebriamo la guerra. Non glorifichiamo la vendetta. Non demonizziamo interi popoli o religioni. Al contrario, siamo chiamati alla verità, alla compassione, alla giustizia e al paziente lavoro di riconciliazione”, sottolinea Garcera. Secondo lui, la speranza deve essere più forte della guerra o della resa alla disperazione.
Rivolgendosi ai leader delle nazioni e dei popoli, i vescovi li invitano a scegliere il dialogo invece del dominio, la diplomazia invece della distruzione, la moderazione invece della rappresaglia e il coraggio morale invece dell’orgoglio e dell’aggressività. “La vera grandezza non si misura dalla capacità di distruggere, ma dalla saggezza di cercare la pace, proteggere la vita umana e difendere la dignità delle nazioni e dei popoli. L’umanità non desidera armi più potenti, ma cuori più compassionevoli, coscienze illuminate e leader impegnati nella giustizia, nella riconciliazione e nel bene comune”, dicono.
Poi, elogiando il ruolo degli educatori, i pastori filippini dicono che essi sono i “formatori di coscienza e i costruttori del futuro. In un mondo sempre più ferito dalla propaganda, dall’estremismo, dalla polarizzazione e dalla disinformazione, l’educazione cattolica ha la sacra responsabilità di formare le menti e i cuori secondo la verità, la compassione e la saggezza di Cristo, piuttosto che secondo ideologie passeggere, pregiudizi o visioni del mondo rigide”.
Infine, per una risposta pastorale della Chiesa, invitano tutte le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose, le scuole e le organizzazioni laiche a pregare per la pace. Convinti che ogni forma di attività religiosa e spirituale porterà speranza e solidarietà verso i gruppi più poveri e vulnerabili della società che soffrono maggiormente delle difficoltà economiche causate da questo conflitto globale, in particolare verso le famiglie i cui cari vivono o lavorano in aree colpite da conflitti e instabilità.
I vescovi incoraggiano il rafforzamento dei programmi alimentari parrocchiali, delle dispense comunitarie, degli interventi di soccorso d’emergenza e delle iniziative caritative a favore di individui e famiglie gravati dall’inflazione, dall’incertezza economica e dalle difficoltà, seguendo lo spirito di compassione e generosità testimoniato durante la pandemia.
28/01/2026 11:12




