Vescovi: “Condanniamo gli scontri di Karachi, vicini alle vittime”
di Qaiser Felix
Il presidente della Conferenza episcopale pakistana, mons. Lawence J. Saldanha, chiede al governo di restaurare l’ordine pubblico e punire i responsabili del massacro. Attivista per i diritti umani attacca l’esecutivo: ha montato le violenza per screditare gli avversari politici.
Karachi (AsiaNews) – I vescovi pakistani “condannano con forza questa violazione della pace nazionale e della legge e la situazione dell’ordine pubblico”, distrutto “dagli attacchi alla libertà di stampa ed a quella di espressione”.
Il presidente della Conferenza episcopale pakistana, mons. Lawence J. Saldanha, commenta così ad AsiaNews gli scontri ancora in corso nella metropoli, in cui hanno perso la vita almeno 40 persone.
Le violenze nascono dalla repressione violenta operata dalla polizia contro i sostenitori del giudice della Corte suprema Iftikhar Chaudhry, rimosso dall’incarico per ordine del governo con false accuse di corruzione.
Secondo l’arcivescovo, presidente della Commissione nazionale giustizia e pace, “tutto questo dà una pessima immagine della nostra nazione. Il governo dovrebbe affrontare questi incidenti con giustizia e punire con durezza i responsabili”.
I vescovi “condividono il dolore delle famiglie delle vittime, e sono vicini agli oltre cento feriti. La violenza non è mai la risposta: noi chiediamo una risoluzione pacifica di questo scontro e la correttezza dell’esecutivo nei confronti di tutte le parti in causa”.
Nel frattempo, nel Paese non si ferma la violenza: Syed Hamid Raza, cancelliere generale aggiunto della Corte Suprema, è stato ucciso da uomini armati che hanno fatto irruzione questa mattina presto nella sua abitazione alla periferia di Islamabad. Secondo un portavoce della polizia, l’omicidio “potrebbe essere la conseguenza di un tentativo di rapina”.
Per Shahbaz Bhatti, presidente dell’All Pakistan Minorities Alliance, “la violenza commessa dalla polizia contro giornalisti, avvocati e dimostranti è un atto barbarico, è terrorismo. Il governo cerca in maniera deliberata di aumentare la violenza contro quelli che potrebbero essere i suoi oppositori politici”.
Il generale Musharraf, presidente del Paese, “sta cavalcando l’onda per dipingere i suoi possibili concorrenti come dei violenti, ma questa operazione non andrà a buon fine. La violenza non fermerà la lotta per l’indipendenza della magistratura, per il ritorno della democrazia e per la libertà di opinione”.
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