24/10/2006, 00.00
VIETNAM
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Vietnam, denunciate nuove torture contro i cristiani montagnard

La Fondazione montagnard denuncia il rapimento di un cristiano di etnia degar e le torture nei confronti di un altro, picchiato a sangue perché parlava ad un cellulare.

Hanoi (AsiaNews) – Non si ferma la persecuzione del governo vietnamita nei confronti dei cristiani montagnard di etnia degar: un uomo è in fin di vita, torturato dalla polizia, mentre un altro è stato rapito e da allora non se ne sa più nulla. Lo denuncia la Fondazione Montagnard, che opera da anni per la libertà religiosa della "popolazione degli altopiani" e ne segue costantemente la situazione.

Il 13 ottobre scorso, due agenti hanno rapito Thinh, cristiano degar, mentre camminava vicino al suo villaggio: al momento sono ignoti il luogo della sua detenzione ed il suo stato di salute. La famiglia è "estremamente preoccupata", perché molto spesso gli "arresti" che terminano con la sparizione significano tortura o morte in carcere.

La Fondazione denuncia anche le torture contro Y-Tao Eban, membro della stessa etnia. L'uomo è stato fermato insieme a due familiari il 14 settembre scorso perché parlava ad un telefono cellulare: è questo il pretesto con cui spesso la polizia ferma i montagnard per "controlli".

Nel corso dell'interrogatorio, Eban sarebbe stato picchiato con un mitra AK 47 fino a svenire: preoccupati che potesse morire in carcere, gli agenti lo hanno caricato su una macchina e portato a casa.

Sono stati i parenti a portarlo in ospedale, dato che egli non era più in grado di muoversi. La famiglia "teme che non possa sopravvivere, anche se al momento lotta per la vita: secondo i medici che lo hanno curato, sanguina dalla testa a causa delle ferite riportate per i colpi della polizia".

Secondo i dati dell'organizzazione, sono oltre 350 i cristiani montagnard di etnia degar che si trovano tuttora in prigione: possono scegliere se rinnegare la fede o emigrare in Cambogia.

Il Vietnam vuole entrare nell'Organizzazione mondiale del commercio, ma prosegue in una politica di sistematica violazione dei diritti umani e della libertà religiosa. Hanoi rifiuta al Comitato per i diritti umani della Nazioni Unite l'incontro con i prigionieri di coscienza.

Ad aprile, subito prima dell'inizio del 10mo Congresso nazionale del Partito comunista, centinaia di persone – sacerdoti cristiani, monaci buddisti, professionisti, ex comunisti, ex detenuti, professori e altri - hanno firmato un documento per chiedere il rispetto dei diritti umani fondamentali, un sistema politico multipartitico, sindacati indipendenti e la libertà di religione e di associazione politica.

"In Vietnam, la semplice firma di questo documento – osserva Brad Adams, direttore del dipartimento Asia di Human Rights Watch – causa un'indagine di polizia e spesso la carcerazione".

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