14/04/2026, 15.54
CINA-MEDIO ORIENTE
Invia ad un amico

Xi detta quattro punti per la pace (guardando al Golfo)

Incontrando a Pechino il principe Mohamed bin Zayed il presidente cinese ha invocato la creazione di un sistema di sicurezza condiviso per il Medio Oriente, il rispetto del principio della sovranità e delle regole internazionali (che però Pechino stessa non rispetta nel Mar Cinese Meridionale). Le stime dell'UNDP: 8,8 milioni di persone in più a rischio povertà nell'Asia Pacifico.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Gli occhi del mondo sono puntati sullo Stretto di Hormuz, dopo l’annuncio del blocco navale da parte degli Stati Uniti che prende di mira indirettamente anche le navi dirette verso la Cina. Oggi almeno quattro navi collegate all’Iran - tra cui due che avevano fatto scalo in porti iraniani - hanno attraversato comunque il braccio di mare.

Il ministero degli Esteri di Pechino ha condannato il blocco definendolo “pericoloso e irresponsabile” e sostenendo che non farà altro che “esacerbare le tensioni” nella regione. Ma oggi sulla crisi è soprattutto intervenuto personalmente il presidente cinese Xi Jinping, che ha presentato una sua proposta in quattro punti per promuovere pace e stabilità in Medio Oriente durante un incontro a Pechino con Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti.

In primo luogo, Xi ha sottolineato l’importanza della coesistenza pacifica, proponendo la creazione di un sistema di sicurezza regionale condiviso, globale, cooperativo e sostenibile per il Medio Oriente e il Golfo. In secondo luogo, ha ribadito il principio della sovranità nazionale: tutti i Paesi della regione devono vedere rispettate la propria integrità territoriale e sicurezza, così come la protezione di persone, infrastrutture e istituzioni.

Il terzo punto riguarda il rispetto del diritto internazionale: Xi ha evidenziato che l’autorità delle regole internazionali deve essere difesa per evitare un ritorno alla “legge della giungla”, sottolineando che tali norme non possono essere applicate in modo selettivo. Infine, ha insistito sulla necessità di coordinare sviluppo e sicurezza, invitando le parti a collaborare per creare condizioni favorevoli alla crescita economica regionale.

Vale la pena sottolineare che - per il momento - si tratta ancora di principi generali, per molti versi simili al piano di pace in 12 punti sulla crisi Ucraina, presentato da Pechino nel 2023 e rimasto lettera morta proprio perché non entrava nel merito dei passi concreti necessari per arrivare agli obiettivi enunciati. Un’osservazione specifica la merita poi il terzo punto, quello sull’autorità delle regole internazionali che in questo caso toccano il diritto di navigazione normato dalla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). Non si può far finta di non ricordare che la Repubblica popolare cinese pratica quella stessa “legge della giungla” che oggi condanna, quando nel Mar Cinese Meridionale pretende di imporre la “Linea dei novi tratti” che non riconosce l’arbitrato dell’Unclos.

Va ricordato, peraltro, che la crisi nel Golfo è un banco di prova quanto mai delicato per Pechino. Non a caso durante l’incontro, Xi ha espresso la volontà della Cina di rafforzare la partnership strategica con gli Emirati Arabi Uniti, rendendola più solida, resiliente e dinamica. Sono emersi segnali concreti di cooperazione: la compagnia Etihad Airways ha annunciato un’espansione dei voli tra Abu Dhabi e diverse città cinesi, mentre esponenti chiave del governo e dell’industria emiratina hanno accompagnato la delegazione per promuovere investimenti e commercio.

Il premier cinese Li Qiang ha inoltre proposto nuove collaborazioni in settori innovativi come energia, idrogeno e veicoli elettrici, incoraggiando maggiori investimenti da parte degli Emirati in ambiti avanzati. All’orizzonte c’è anche il prossimo vertice con i Paesi arabi che la Cina aveva già in programma di ospitare nel corso dell’anno, nel quale punta a concludere un accordo di libero scambio con tutti i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che oltre agli Emirati Arabi Uniti comprende anche Qatar, Bahrain, Oman, Kuwait e Arabia Saudita.

Nel frattempo proprio oggi l’UNDP, l’ufficio dell’Onu per le politiche sullo sviluppo, ha diffuso le sue stime sul possibile impatto economico nell’intera area dell’Asia-Pacifico della crisi in Medio Oriente. Già allo stato attuale il rapporto stima che 8,8 milioni di persone rischiano di cadere sotto la soglia di povertà. Mentre le perdite di produzione potrebbero variare da 97 a 299 miliardi di dollari USA, equivalenti a una quota compresa tra lo 0,3% e lo 0,8% del Pil regionale.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Bennett, al Sisi e bin Zayed a Sharm el-Sheikh per contrastare l'Iran
23/03/2022 13:51
Ad Abu Dhabi gli Stati del Golfo mostrano la loro fame di armi
18/02/2013
Vicario d’Arabia: una nuova formazione cristiana per vincere isolamento e divisioni
06/03/2024 10:32
'Boicottate Dubai': campagna contro gli Emirati per ‘complicità’ nei massacri in Darfur
31/10/2025 12:47
Abu Dhabi: gli houthi rivendicano un sospetto attacco drone
17/01/2022 13:37


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”