18/03/2016, 12.37
SRI LANKA
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È morto il rev. Yohan Devananda, per 60 anni “servo del dialogo" in Sri Lanka

di Sunanda Deshapriya

Il reverendo anglicano proveniva da una famiglia ricca, ma ha scelto di servire il popolo del suo Paese. Ha costruito un ashram cristiano dove favoriva il dialogo tra cristiani, buddisti e marxisti. Con il tempo questo ashram è diventato punto di snodo per giovani, scioperanti, attivisti. Ha lavorato per migliorare le relazioni tra nord e sud; combattuto il regime di Rajapaksa; salvato centinaia di persone durante la guerra civile.

Colombo (AsiaNews) – Sevaka Yohan Devananda, sacerdote anglicano, si è spento lo scorso 5 marzo all'età di 88 anni. Nato in una famiglia ricca, per oltre 60 anni è stato “servitore” del popolo dello Sri Lanka, come egli era solito definirsi. Ha lavorato a lungo per stimolare il dialogo tra le diverse comunità religiose, “spogliandosi” anche degli abiti più moderni e indossando vesti umili per avvicinarsi ancora di più agli ultimi.

Di seguito AsiaNews pubblica il ricordo di Sunanda Deshapriya, attivista rinomato e giornalista, per molti anni esule all’estero e ora ritornato nell’isola.

Sevaka Yohan Devananda è stato sepolto nel suo “nido”, il terreno del Devasarana (protezione divina) a Ibbagamuwa, nel distretto di Kurunegela. Non c’è dubbio che il terreno che lo ha accolto ogni mattina con il profumo dei fiori di sepalika, avrebbe accolto con calore il suo corpo.

La prima volta che ho sentito parlare del rev. Yohan fu da mia madre nel 1971. Egli era venuto in visita presso la mia casa con alcuni membri nel fronte per la protezione della comunità, nel periodo il cui io e mia sorella eravamo in carcere per la rivoluzione del 1971. Anche la signora Suriya Wickramasinghe faceva parte del gruppo. Da quella prima volta, egli venne in visita molte volte. Grazie alla sua personalità, mia madre diede il nome Yohan ad un figlio nato nella seconda generazione della nostra famiglia. Questo figlio divenne il miglior giocatore di tennis da tavolo nell’isola e per anni Yohan gli fece visita al Royal college il giorno del suo compleanno, benedicendolo e portandogli in dono della cioccolata.

Egli si presentava come “Sevaka” (“servitore”) e uno dei suoi più grandi esempi era la sua determinazione a continuare la sua missione nonostante gli ostacoli e i fallimenti. Per quanto ne so, non si è mai pentito di aver scelto il servizio sociale come viaggio per la sua vita.

Egli era nato in una famiglia ricca dell’elite. Dopo aver ricevuto una buona educazione in Inghilterra, Yohan ritornò in Sri Lanka, abbandonò le sue proprietà e ricchezze e si unì in sacerdozio con p. Lakshman Wickramasinghe. In seguito Lakshman Wickramasinghe divenne il vescovo della diocesi di Kurunegela, assurgendo a illustre leader religioso con posizioni progressiste riguardo i problemi sociali.

Alla fine degli anni ’50 all’incrocio di Yakkala, a Ibbagamura, grazie alla leadership di Yohan venne costruito un ashram cristiano secondo le tradizioni locali. Secondo il sacerdote, Devasaranaya fu costruito grazie al dialogo tra cristiani, buddisti e marxisti.

Invece di pantaloni e camicia, egli indossava un sarong bianco e una camicia bianca corta. So che ha usato una borsa di semplice stoffa fino ai suoi ultimi giorni. Durante la vita, egli confidava nel potenziale rivoluzionario delle popolazioni rurali. Ma ha cercato di essere una persona comune tra di loro.

Secondo il suo stile, qualche volta egli era un leader, altre volte era un membro comune nella lotta per la giustizia sociale. Egli amava la frase “cresceremo all’ombra dell’altro”.

Si dice che dovremmo lodare le cose positive di una persona dopo la sua morte, e lasciare a Dio di indagare i torti e le debolezze. Esistono anche delle cose critiche di Yohan in quanto essere umano. Non dovremmo essere sorpresi di tali critiche, soprattutto se si considera il suo ampio coinvolgimento nei primi passi delle Ong.

Ma nessuna di queste critiche può negare i servizi resi da Yohan per il movimento popolare e le iniziative progressiste in Sri Lanka. Egli lascia un indimenticabile segno nelle recenti battaglie democratiche nel nostro Paese.

Data la sua sensibilità ai temi sociali, egli è stato influenzato dalla lotta per rovesciare le caste elevate (o potremmo dire bramini o cricca dei bramini?) nel 1956 e dalle vibrazioni per la rivoluzione del 1971.

Devasaranaya si unì agli esperimenti di fattorie collettive nei distretti di Puttalam e Kurunegela grazie ai giovani che vennero rilasciati dopo la detenzione per il loro coinvolgimento nella rivoluzione del 1971. Anche se l’esperimento fallì, esso aiutò a sviluppare una rete di giovani che avevano partecipato alla rivoluzione del 1971. Devasaranaya era lo snodo centrale di questa rete. Queste persone, che provavano a imparare dalla sconfitta del 1971 e a organizzarsi come agricoltori, divennero il ponte tra la All Ceylon Farmers Federation, Devasaranaya e Yohan.

In seguito Yohan giocò un ruolo decisivo nel trasformare la debole Federazione in una forza potente nel 1980-2000. Per un certo periodo, il quotidiano “Goviya (contadini)” venne stampato e distribuito da Yohan e da Devasaranaya.

A quel punto, Devasaranaya era diventata una Ong di spicco e le principali agenzie intenazionale che la sostenevano erano anche quelle con obiettivi progressisti.

Yohan fu anche attivo nelle reti di solidarietà che vennero costruite in seguito alla sconfitta per il più sciopero organizzato nel 1981. Egli ha dato vita a tutto il movimento dell’isola per ottenere posti di lavoro per gli scioperanti, insieme al ven. Anomadassi del tempio di Batapola. Il ven. Anomadassi, un monaco buddista con un passato da socialista e una leadership rivoluzionaria, era un frequentatore abituale di Devasaranaya.

Yohan e Devasaranaya hanno contribuito inoltre a lanciare il Progressive Women's Front, che più tardi divenne la Women's Development Foundation. Per Yohan, l’uguaglianza tra uomini e donne era una questione chiave.

Yohan spese anche molto tempo nel costruire ponti di comprensione tra nord e sud. Poco prima dei pogrom contro i tamil del 1983, egli fece stampare e distribuire – mediante un’iniziativa collettiva – un opuscolo intitolato “guerra o pace”. Esso è una valida risorsa per l’armonia sociale, che vale la pena leggere ancora oggi.

Yohan è intervento in modo attivo nella creazione di un dialogo srilankese tra la teologia della liberazione e il marxismo.

Durante il periodo della repressione tra il 1988-1990, la protezione offerta da Devasaranaya salvo le vite di centinaia di attivisti che erano gli obiettivi delle liste del the Deshapremi Janatha Viyaparaya (Djv)/Janatha Vimukthi Peramuna (Jvp). Il defunto Sarath Fernardo prese in mano l’iniziativa insieme e Yohan.

Yohan aderì anche alle proteste organizzate nel 2007-2009 contro il regime di Rajapaksa, nonostante fosse malato. Io ho visto una fotografia di Yohan mentre marciava in prima linea durante una protesta contro il rapimento e la brutale aggressione del giornalista Poddala Jayantha nel giugno 2009.

Non ha mai evitato di sostenere una lotta a causa di motivi personali o ideologiche. Aveva anche l’abitudine di visitare le case per esaminare il benessere delle persone. Ecco è il motivo per cui noi non dobbiamo permettere che l’esempio di persone come Yohan termini con la sua morte, nel momento in cui la solidarietà si esprime più spesso attraverso un sms sul cellulare e il servizio sociale è diventato una professione.

Questa nota è un omaggio a quell’esempio.

(Ha collaborato Melani Manel Perera, traduzione a cura di AsiaNews)

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