15/12/2005, 00.00
SINGAPORE

A Singapore condizioni di "lavoro forzato" per le domestiche straniere

Vengono da Indonesia, Filippine e Sri Lanka. Sono escluse dai diritti degli altri lavoratori; non possono avere fidanzati; chiuse a chiave in casa.  Per paghe esigue lavorano anche 16 ore al giorno con un giorno di riposo al mese.

Singapore (AsiaNews/Hrw) – Le domestiche straniere a Singapore subiscono frequenti abusi, quali violenze fisiche e psichiche, negazione del cibo e segregazione nel posto di lavoro. Lo denuncia l'ong Human Rights Watch (Hrw) in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi.

"Molti collaboratori domestici – dice Kenneth Roth, direttore esecutivo di Hrw – lavorano senza salario per mesi, per pagare il compenso all'agenzia di collocamento, lavorano con lungo orario per 7 giorni la settimana o sono segregati nel posto di lavoro". Il lavoratore deve pagare all'agenzia di collocamento il costo per il reclutamento, il viaggio a Singapore, l'istruzione e il collocamento; ciò gli costa – stima Hrw - da 4 a 10 mesi di salario.

Il rapporto è basato su accertamenti e interviste a lavoratori, funzionari pubblici e agenti per il collocamento.

Ogni lavoratore deve pagare al governo centrale tra 200 a 295 dollari di Singapore (118-174 dollari Usa) al mese, più della stessa paga di molti tra loro, con un gettito di oltre 212 milioni di dollari Usa ogni anno. Il governo incassa le somme ma "rifiuta – prosegue Roth – di estendere loro le leggi di tutela dei lavoratori e li lascia esposti ad abusi". Non esiste tutela per i salari e le ore di lavoro, né hanno diritto a riposo: solo dal 2006 una nuova legge  prevede un giorno di riposo al mese. La paga spesso è la metà di quanto guadagna un cittadino di Singapore per lo stesso lavoro. Le domestiche vengono espulse se sono incinte. Dal 1999 sono morte almeno 147 domestiche straniere, per incidenti sul lavoro o per suicidio. "Un sistema che esclude un'intera classe di lavoratori dalla protezione legale – conclude Roth – e li lascia lavorare per 16 ore al giorno, 7 giorni la settimana, per paghe esigue, richiede una seria e incisiva riforma".

Almeno 150 mila donne – il 25% dei 600 mila lavoratori migranti presenti nella città-Stato di 3,5 milioni di persone - lavorano come domestiche presso famiglie. Vengono anzitutto dall'Indonesia, poi da Filippine e Sri Lanka. Per evitare l'immigrazione clandestina, il governo chiede al datore di lavoro un cauzione di circa 5 mila dollari locali (2.950 dollari Usa): viene persa se il dipendente fugge. Questo incentiva i datori di lavoro a restringere la libertà del dipendente, al quale è anche impedito di avere un fidanzato, persino di parlare con i vicini o è tenuto chiuso a chiave in casa. L'ambasciata indonesiana a Singapore dice che riceve circa 50 proteste al giorno dalle domestiche, poche di meno sono ricevute dalle ambasciate di Filippine e Sri Lanka.

Il governo contesta la relazione che "esagera in modo grossolano" la situazione. Le domestiche estere "scelgono di lavorare a Singapore – dice il ministro per le risorse umane - per le migliori condizioni che trovano qui, rispetto a quelle di casa o in altri Paesi". "La maggioranza dei domestici esteri ha lavori di grande soddisfazione e sicuri. Un'indagine indipendente della Singapore Press Holdings nel dicembre 2003 ha rilevato che l'80% di loro sono felici di lavorare qui". (PB)

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