21/09/2018, 12.46
SINGAPORE
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Arcivescovo di Singapore: Non criminalizzare i gay; non favorire le leggi sulle unioni omosessuali

“Matrimonio e famiglia ordinati al bene dell’umanità”. Nel Paese è in corso un acceso dibattito sull’abrogazione della legge che criminalizza i rapporti tra uomini dello stesso sesso. “Le leggi devono essere radicate nella Verità e nel bene comune”.

Singapore (AsiaNews) – Ribadendo la condanna della Chiesa cattolica ad ogni tipo di discriminazione contro gli omosessuali, mons. William Goh Seng Chye, arcivescovo di Singapore (foto), mette in guardia la società dalla normalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Nella sua ultima lettera pastorale, il presule sottolinea “le terribili conseguenze” causate nei Paesi che hanno adottato simili provvedimenti. “Non possiamo ripetere l'errore che altri hanno commesso! – afferma – Prego che non cammineremo sul sentiero sdrucciolevole del non ritorno”.

Pubblicato tre giorni fa, il documento intende “illuminare i cattolici su come esprimere un giudizio informato e prudente” sull’acceso dibattito riguardo la Sezione 377A del Codice penale della città-Stato. Introdotta nel 1938, la norma sull’ “oltraggio alla decenza” criminalizza i rapporti omosessuali tra uomini. In seguito alla sentenza della Corte suprema indiana che ha depenalizzato il sesso omosessuale, la legge è di nuovo messa in discussione da quanti ne chiedono l’abrogazione in nome dei diritti umani. A questi si oppongono coloro che vedono nella sua abolizione una minaccia alle famiglie ed alla società singaporiana. La discussione coinvolge anche i circa 383mila cattolici del Paese, che costituiscono il 9% della popolazione.

Mons. Goh ribadisce loro che “la Chiesa considera tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale, con lo stesso rispetto”. “Pertanto, la Chiesa non discrimina la persona omosessuale. Ciò non significa tuttavia che la Chiesa condoni atti omosessuali”, afferma l’arcivescovo. Ricordando che “la sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna” e che “l’unione tra questi è parte del Piano di Dio”, mons. Goh sottolinea che matrimonio e famiglia “sono ordinati al bene dell’umanità”. Il prelato ribadisce che la Chiesa è pronta a dialogare e collaborare con il parlamento per il bene del Paese ma ammonisce: “Le leggi non dovrebbero essere approvate semplicemente sulla base dell'opinione corrente o popolare, ma devono essere radicate nella Verità e nel bene comune”.

Nella parte finale della lettera, mons. Goh esprime compassione “per quanti si sentono ostracizzati ed emarginati dalla società” a causa del loro orientamento sessuale. Tuttavia, egli condivide “le ansie e le paure di coloro che sostengono la visione tradizionale e dottrinale del matrimonio e della famiglia”. “Abrogare la legge non sarà la fine della storia – dichiara – Piuttosto, incoraggerebbe solo la spinta a legalizzare le unioni omosessuali, l'adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, la maternità surrogata e persino la criminalizzazione di coloro che hanno opinioni contrarie sul matrimonio e che si oppongono alle unioni omosessuali”.

“Lo spirito delle leggi morali e civili sia quello di enfatizzare che queste non sono una norma sociale – prosegue l’arcivescovo – Esse non aiutano a promuovere matrimoni fruttuosi e vivificanti o famiglie coese, che sono il fondamento di una società forte e stabile. Ciò è anche inteso come una salvaguardia, per impedire ai campioni dei ‘diritti gay’ di portare la loro causa oltre la semplice abrogazione della S377A”. Pur dichiarandosi favorevole all’eliminazione delle sanzioni penali contro gli omosessuali, l’arcivescovo conclude il suo messaggio lanciando un appello ai fedeli: “Invito tutti i cattolici a prendere una decisione coscienziosa ed opporsi all'abrogazione della legge per il futuro delle nostre famiglie, dell'umanità e della società”.

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