09/02/2017, 14.52
PAKISTAN
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Attivista rapito (e ricomparso) rompe il silenzio: In Pakistan vogliamo lo Stato di diritto

Ahmad Waqas Goraya era sparito a inizio gennaio ed è ricomparso la scorsa settimana e fuggito in Olanda. Attivisti e organizzazioni internazionali attribuiscono il suo sequestro a governo ed ambienti militari. L’intellettuale teme che i radicali islamici possano perseguitarlo anche all’estero. Centinaia di profili di pensatori liberali auto-censurati.

Islamabad (AsiaNews) - Ahmad Waqas Goraya, uno dei cinque attivisti scomparsi in Pakistan agli inizi di gennaio, ha deciso di rompere il silenzio sulla sua sparizione. Ricomparso la scorsa settimana insieme agli ultimi tre blogger dispersi (mentre un professore di Rawalpindi era tornato a casa in precedenza), è subito scappato in Olanda, dove già viveva da circa 10 anni. Sebbene non abbia rivelato chi siano stati i suoi sequestratori né fornito dettagli sulla prigionia, ha affermato: “Vogliamo che in Pakistan ci sia lo Stato di diritto”.

Goraya, blogger 34enne, era sparito da Lahore lo scorso 4 gennaio. Così come gli altri “compagni di sequestro”, egli aveva scritto commenti critici su estremismo religioso e frange radicali presenti all’interno del governo e dell’esercito. Per questo attivisti e organizzazioni internazionali addebitano la sua misteriosa sparizione alle forze di sicurezza, nel tentativo di mettere a tacere le voci critiche e diffondere un clima di terrore tra la popolazione.

Parlando alla France Press del periodo trascorso in cattività, ha dichiarato: “Credevo che non sarei mai tornato indietro, che non avrei più rivisto mio figlio di tre anni e la mia famiglia”. L’intellettuale ha poi respinto con forza l’accusa di tradimento mossa nei suoi confronti, per la quale è formalmente indagato per blasfemia, sottolineando al contrario che egli è un “vero patriota. Non ho niente contro il Pakistan. Niente contro l’islam. Sono critico nei confronti della politica perché vorrei vedere un Pakistan migliore”.

Egli ora teme che la violenta campagna attuata contro di lui dagli estremisti islamici su radio e canali televisivi, che lo dipingono come blasfemo, possa perseguitarlo fino in Europa, dove si è rifugiato. I suoi timori non sono del tutto infondati. Dati del Center for Research and Security Studies riportano che dal 1990 almeno 65 persone – compresi avvocati, legislatori, giudici e attivisti – sono state assassinate da gruppi di auto-costituiti “vigilanti del Corano”.

Goraya riferisce che le accuse contro di lui sono ancora presenti sui siti internet olandesi frequentati dai pakistani, circostanza che lo ha spinto a ricercare il sostegno della polizia. Il solo effetto concreto del rapimento degli attivisti, continua, è stata un’auto-censura da parte degli stessi intellettuali. “Centinaia di nostri amici – conclude – hanno disattivato i propri profili e le proprie pagine sui social media. Tra quelli cancellati vi è persino il blog liberale ‘Roshni’ (che in lingua urdu significa ‘luce’), nonostante il suo amministratore risieda a Londra”.

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