19/03/2007, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Ban Ki-moon apprezza il piano saudita di pace e critica il governo palestinese

Il Segretario Onu, in vista del viaggio in Medio Oriente, rilancia la proposta saudita di pace che prevede il ripristino dei confini del 1967. Intanto Israele e Stati Uniti ritengono insufficienti le aperture del nuovo governo palestinese, al cui interno proseguono i contrasti.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Il segretario della Nazioni Unite Ban Ki-moon, che presto andrà in Medio Oriente, parla della possibile pace tra Israele e Paesi arabi. Intanto Israele e gli Stati Uniti definiscono insufficienti le aperture del nuovo governo palestinese.

In 10 giorni Ban andrà a Riyadh (Arabia Saudita) e poi in Giordania, Egitto, Israele, Libano e nei territori palestinesi. In un’intervista rilancia la proposta di pace avanzata nel 2002 dall’Arabia Saudita, che prevede il pieno riconoscimento di Israele e la pace con tutti i Paesi arabi in cambio del ritorno ai confini anteriori alla guerra del 1967, della creazione di uno Stato palestinese indipendente con capitale a Gerusalemme Est, del ritorno dei palestinesi nelle terre perse nel 1967. Ban definisce la proposta “uno dei pilastri che possono favorire il processo di pace nel Medio Oriente”. “So che Israele ha riserve. Ma non possiamo essere davvero soddisfatti per una o due concessioni. Dobbiamo costruire [la pace] sopra questi buoni principi”. L’Onu fa parte, insieme a Stati Uniti, Russia e Unione europea, del Quartetto impegnato per favorire la pace. La proposta del 2002 sarà ridiscussa in un summit dei Paesi arabi a Riyadh, in programma per il 28 e 29 di questo mese.

Ban ha anche criticato il nuovo governo palestinese per il rifiuto dei principi indicati dal Quartetto, come il riconoscimento dello Stato di Israele, l'accettazione degli accordi già conclusi tra Olp e Stato ebraico e la rinunica alla violenza. “E’ importante – ha insistito – che le parti rispettino il [reciproco] diritto di esistere, specie quello di Israele, e inizino un dialogo senza che riprenda la violenza”.

Intanto ieri il governo israeliano ha appoggiato la linea dura del premier Ehud Olmert, che definisce “impossibile” i colloqui di pace con il governo palestinese se questo si rifiuta di rinunciare alla violenza e di riconoscere il diritto di Israele ad esistere. In Palestina è stato creato un governo di coalizione tra Hamas e il più moderato Fatah, anche nella speranza che Israele e i Paesi Occidentali tolgano le sanzioni economiche imposte nel 2006 dopo la vittoria politica di Hamas, accusato di sostenere il terrorismo e non riconosce Israele. La mancanza di questi finanziamenti sta portando la Palestina al collasso. Il nuovo governo non sconfessa il terrorismo quale mezzo di "resistenza" contro l’occupazione israeliana, ma ha dichiarato di voler consolidare e dare maggior ampiezza alla tregua con Israele. Analisti hanno osservato che il suo programma contiene un implicito riconoscimento dello Stato di Israele, seppure nei confini anteriori alla guerra del 1967, mentre finora Hamas aveva detto di voler “eliminare” Israele. Ma ieri Olmert ha chiesto alla comunità internazionale di mantenere le sanzioni economiche in atto contro “un governo che non accetta i principi del Quartetto”.

Sean McCormack, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha definito “inquietante” il perdurante sostegno dato dal governo palestinese al “diritto di resistenza” contro Israele. Tuttavia la Norvegia ha detto che intende riprendere gli aiuti alla Palestina e anche Gran Bretagna e Onu hanno manifestato maggiore flessibilità.

Azzam al-Ahmed, membro di Fatah e neovicepremier del governo palestinese, ha risposto che Israele prosegue la politica di “negare che la Palestina sia il partner per [cercare] la pace. Israele non vuole riprendere il processo di pace”. Fonti del governo hanno invitato Israele a “riconsiderare” la sua posizione e anche il premier Ismail Haniyeh di Hamas ha detto che i palestinesi hanno il diritto di “opporsi all’occupazione”, ma occorre anche estendere la tregua con Israele. Tuttavia ieri Hamas, in un documento, ha ribadito che sostiene “la scelta della resistenza contro l’occupazione”.

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