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» 16/10/2007 10:48
MYANMAR
Boicottare le Olimpiadi di Pechino per liberare il Myanmar
di Piero Gheddo
Anche se ha scarse possibilità di successo, la proposta appare come l’unica strada per far muovere la Cina, la sola che può veramente costringere la giunta militar-socialista ad ascoltare il popolo. L’alternativa è il silenzio che entro breve tempo tornerà ad avvolgere il dramma dei birmani.

Roma (AsiaNews) - Alcuni amici dalla Birmania mi scrivono: “Aiutateci! Per noi è problema di vita o di morte!”. Da Yangon uno molto ben informato scrive: “Le sanzioni economiche alla Birmania contano nulla, poiché il regime può schiacciare il popolo come vuole e quanto vuole. Ha azzerato l’unica forza di opposizione, i monaci buddisti, e può importare ed esportare tutto quanto gli occorre della Cina: i capitali gli vengono soprattutto dal commercio di oppio e dalla vendita di gas e di petrolio. Se non succede qualcosa in campo internazionale che possa liberarci da questa schiavitù interminabile, fra alcuni mesi tutto ritornerà come prima! A noi, schiavi del nostro tempo, pare che l’unica cosa da fare sia di boicottare le Olimpiadi cinesi. Crediamo sia la sola minaccia che può portare la Cina e poi il regime birmano ad ascoltare il popolo e concedergli la libertà di cui ha diritto”.
 
Ancora oggi, dal Myanmar riferiscono della massiccia presenza di militari intorno alle due pagode più famose di Yangon, la Shwedagon e la Sule. Forte è anche la presenza dei soldati intorno alla pagoda Kyaikkasan a Thingangyun, nella quale numerosi monaci sono stati rastrellati e si dice che alcuni siano stati uccisi: 15 camionette sono vicine alla pagoda e l’hanno chiusa, lasciando aperto un solo ingresso.
 
Già si è parlato di boicottare le Olimpiadi dell’estate 2008 in Cina, ma finora la proposta non decolla. Anzi, due mesi dopo l’inizio della rivolta contro la dittatura militar-socialista della Birmania, la situazione è nettamente peggiorata e non si vedono segni di miglioramento. L’ONU è bloccata da Cina e Russia e sta tramontando l’interesse dell’Occidente per i monaci buddhisti e il popolo birmano, mentre la pesante repressione dei militari è giunta fin dove non erano arrivati né gli spietati imperatori di un tempo (nel 1878 il ventenne Thibaw fece strangolare 86 parenti: arrestato a Mandalay dagli inglesi nel 1886 e mandato in esilio in India) né i colonizzatori inglesi e nemmeno i giapponesi che avevano invaso la Birmania negli anni 1942-1945. Per millenaria tradizione, i luoghi sacri del buddismo erano sempre rispettati. Oggi si hanno notizie di assalti ai conventi e alle pagode, antichi Budda decapitati per ricuperare le pietre preziose incastonate, monaci uccisi, migliaia di loro arrestati: li vedremo nelle regioni remote (non le poche frequentate dai turisti) al lavoro lungo le strade, legati in coppia con una catena (come ho visto personalmente pochi anni fa). Questa la sorte dei monaci buddisti. Facile immaginare la fine delle decine di migliaia di laici che sono scesi in piazza a protestare, in maggioranza giovani!
 
Anche a noi di AsiaNews il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe l’unica proposta che potrebbe portare a qualche risultato concreto per la liberazione del popolo birmano. Non importa molto che poi possa avere più o meno successo. Da anni la Cina ha investito miliardi e miliardi di dollari nel preparare le Olimpiadi e ci gioca la sua “faccia” a livello mondiale. Vuole apparire un paese moderno, ricco, evoluto, organizzato, affidabile. La minaccia condivisa da molti popoli di un boicottaggio di quell’evento storico per i dirigenti cinesi è peggio di qualsiasi altro insuccesso o bancarotta. Fra due-tre mesi il popolo birmano sarà di nuovo stabilmente sotto il tallone di ferro delle armi birmane e cinesi, chissà per quanti decenni ancora. E noi saremo qui a consolarci facendo marce e fiaccolate e tentando il “dialogo” con  i satrapi birmani e i loro protettori cinesi. Ma è possibile che la Cina continui ad opprimere (o aiuti chi opprime) i diritti umani in Tibet, in Birmania, in Darfur e altrove e sia considerata intoccabile per motivi economici? Sono autentici i nostri pacifismi e le nostre proteste per le violazioni dei diritti dell’uomo?
 

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