02/03/2015, 00.00
MYANMAR

Cardinale di Yangon: Dialogo fra esercito e milizie etniche per la fine dei conflitti in Myanmar

di Francis Khoo Thwe
L’arcivescovo birmano lancia un appello alle parti in lotta, per la ripresa dei colloqui di pace. Partecipando al pellegrinaggio al santuario mariano di Nyaunglebin, egli sottolinea l’importanza degli incontri “faccia a faccia”. E annuncia di lavorare per la costituzione di rapporti diplomatici fra Santa Sede e Naypyidaw.

Yangon (AsiaNews) - Il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e primo porporato della storia della Chiesa birmana, lancia un appello congiunto ai vertici delle Forze armate del Myanmar (il Tatmadaw) e alle milizie etniche. Il cardinale esorta le parti in lotta a incontrarsi per riprendere i negoziati di pace e mettere così fine a un conflitto armato che imperversa da decenni e ha causato migliaia di vittime e feriti, anche fra i civili. 

Partecipando al 113mo pellegrinaggio annuale al santuario mariano di Nyaunglebin, nella regione di Bago, nel centro-sud del Paese, assieme a vescovi e sacerdoti birmani, il porporato ha rinnovato il suo messaggio di unità e riconciliazione. Nel contesto delle celebrazioni, egli ha anche liberato (nella foto) alcune colombe quale gesto di pace e armonia fra persone, fedi ed etnie. 

Rivolgendosi ai militari, il card Bo rinnova con forza l'invito a riaprire i colloqui con i gruppi armati, in particolare il Kachin Independence Army (KIA) e le milizie ribelli Kokang nello Stato Shan. Egli sottolinea che è importante incontrarsi faccia a faccia, per scrivere davvero la parola fine ai conflitti nel Paese. 

"Le persone stanno soffrendo a causa della guerra - avverte il porporato - e sta all'esercito (Tatmadaw), che si considera padre [della nazione] guidare i negoziati". 

Nei giorni scorsi egli ha incontrato - per la prima volta, nelle nuove vesti di cardinale - oltre 50mila fedeli, provenienti da diverse zone del Myanmar per partecipare al pellegrinaggio mariano. Rivolgendosi alla comunità cattolica, ha rinnovato il proprio impegno per la pace e la riconciliazione fra i diversi gruppi del Myanmar.

Infine, egli intende adoperarsi in prima persona per la costituzione di rapporti diplomatici ufficiali fra Santa Sede e Naypyidaw. 

Il Myanmar è composto da oltre 135 etnie, che hanno sempre faticato a convivere in maniera pacifica, in particolare con il governo centrale e la sua componente di maggioranza birmana. In passato la giunta militare ha usato il pugno di ferro contro i più riottosi, fra cui gli Shan e i Kachin nell'omonimo territorio a nord, lungo il confine con la Cina.

Divampata nel giugno 2011 dopo 17 anni di relativa calma, la guerra ha causato decine di vittime civili e almeno 200mila sfollati; nell'agosto scorso i vescovi della regione hanno lanciato un appello per la pace, auspicando una soluzione "duratura" al conflitto. 

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