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» 23/08/2012
SRI LANKA
Cattolici di Jaffna: il governo mente sui profughi della guerra civile
di Melani Manel Perera
La Commissione di giustizia e pace della diocesi di Jaffna (Cjpcdj) sostiene che la realtà del nord dello Sri Lanka (devastata dal conflitto) è diversa da quella presentata alla comunità internazionale. Centinaia di migliaia di profughi ancora da reinsediare; militari sul territorio; buddizzazione del popolo; divieti di celebrare servizi di preghiera; cimiteri di guerra profanati.

Colombo (AsiaNews) - La realtà in cui vivono i sopravvissuti alla guerra civile nel nord dello Sri Lanka non sono quelle presentate dal governo alla comunità internazionale. Lo afferma la Commissione di giustizia e pace della diocesi di Jaffna (Cjpcdj), in un comunicato ufficiale. Nel documento, la Cjpcdj spiega che la popolazione della Northern Province subisce soprusi fisici e psicologici di vario tipo, che limitano la libertà d'espressione e violano i diritti umani fondamentali. A questo, si aggiunge l'incapacità di riuscire a ottenere giustizia, una condizione che "giorno dopo giorno sta esaurendo le speranze della gente" per la costruzione di una comunità giusta, democratica e pacifica.

Tra i problemi più urgenti da risolvere, la Cjpcdj indica le migliaia di profughi (Internally Displaced People, Idp) ancora senza una casa; la presenza militare sul territorio; la mancanza di aiuti da parte del governo per intraprendere attività. A questo si aggiungono una serie di abusi fisici e psicologici, che fanno vivere la gente in un clima di costante tensione: distruzione dei cimiteri di guerra; divieto di celebrare servizi di preghiera per le vittime di guerra; furti, saccheggi e omicidi. Infine, è in corso una specie di spersonalizzazione culturale della popolazione, per lo più tamil e cattolica. Questo avviene attraverso vari tentativi di imporre il buddismo; offrendo lavoro e privilegi solo a chi sostiene in modo aperto il governo; terrorizzando le persone, minacciandole di morte.

Invece di ammettere e affrontare la realtà dei fatti, sottolinea la Cjpcdj, il governo pensa ad allargare e asfaltare le strade; costruire nuovi ponti; avviare i lavori per ampliare la rete ferroviaria; aprire nuove banche, centri commerciali e alberghi; rinnovare e modernizzare i parchi. Questo agli occhi di un visitatore o un delegato straniero appare come la prova che il nord si sta sviluppando in modo rapido, dopo una guerra durata 30 anni.

La Cjpcdj dà poi alcuni numeri, che provano l'evidente discrepanza tra la realtà dei fatti e quanto viene raccontato alla comunità internazionale. Secondo il governo dello Sri Lanka infatti, dei circa 300mila Idp (di prima e seconda generazione, ndr) prodotti dalla guerra, il 95% è già stato reinsediato, provvisto di una casa e di ogni servizio necessario. Solo poche migliaia (3-5mila persone) vivono ancora nei campi profughi, ma nel giro di tre o quattro mesi anch'essi saranno reinsediati. Tuttavia, il rapporto Onu sui presunti crimini di guerra commessi dalle forze armate nelle fasi finali del conflitto (2009) dà numeri diversi. Secondo il documento, nei distretti di Jaffna, Kilinochchi, Mullaitivu e Mannar 117.888 persone devono ancora essere reinsediate in modo permanente. Di queste, 18.589 sono a Vavuniya, 4.928 a Mannar e 94.371 a Jaffna. Un numero consistente di profughi vive con amici e parenti.

Secondo la Cjpcdj, i suggerimenti contenuti nel rapporto della Lessons Learnt and Reconciliation Commission (Llrc), la commissione del presidente Rajapaksa per indagare proprio sul periodo preso in esame dall'Onu, sono un buon inizio, pur non affrontando tutti gli aspetti denunciati dalla gente. Ciononostante, la risposta del governo alla Llrc "non è incoraggiante": la demilitarizzazione delle ex zone di guerra non è ancora avvenuta; le ricerche per scoprire che fine hanno fatto gli scomparsi non sono mai iniziate; il reinsediamento è ancora in una fase embrionale.

La Commissione giustizia e pace della diocesi di Jaffna indica infine alcune mosse da intraprendere al più presto: fornire un'amministrazione civile reale e non solo di facciata; impedire all'esercito di intromettersi nella vita quotidiana della gente, allontanandolo dagli uffici pubblici e dalle scuole; elezioni democratiche; garantire l'indipendenza della magistratura; assicurare sicurezza e protezione ai prigionieri tamil, in particolare per quelli richiusi nel sud del Paese.

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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