05/12/2012, 00.00
SRI LANKA – ARABIA SAUDITA
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Chiesa e governo dello Sri Lanka sperano nella liberazione di Rizana Nafeek

di Melani Manel Perera
Il principe ereditario saudita ha annunciato di voler concedere la grazia a tutti i condannati a morte del Regno, in segno di buon auspicio per la guarigione del padre malato. La giovane musulmana è nel braccio della morte dal 2007, per il presunto omicidio di un neonato. Suora cattolica: gioia per la notizia, ma Colombo deve impegnarsi a proteggere i lavoratori migranti.

Colombo (AsiaNews) - La Chiesa cattolica e il governo dello Sri Lanka esprimono "speranza" per la "possibile" liberazione di Rizana Nafeek, musulmana dal 2007 condannata a morte in Arabia saudita per il presunto omicidio di un neonato. Di recente infatti, il principe ereditario saudita Salman bin Abdul Aziz al Saud ha annunciato di voler concedere la grazia ai detenuti nel braccio della morte, come benedizione per il malato re Abdullah Bin Abdul Aziz. Le parole del principe rincuorano quanti da anni si battono per la liberazione della giovane, anche perché egli è ministro della Difesa e vice primo ministro del Regno.

"Questa possibilità di perdono - spiega ad AsiaNews suor Rita Janet, della Commissione cattolica nazionale per i migranti - è una notizia di grande consolazione per tutti gli srilankesi, in particolare per la sua famiglia, che da anni ne chiede la liberazione". Altrettanto fiduciosa è suor Deepa Fernando, delle suore della Sacra Famiglia, che però avverte: "Il governo dello Sri Lanka deve prendersi le sue responsabilità". Secondo la religiosa, l'esecutivo del presidente Mahinda Rajapaksa "ha il dovere di controllare chi parte per cercare lavoro. Se questa precauzione fosse già stata presa, dei minorenni non diventerebbero vittime di situazioni simili".

Originaria di una famiglia molto povera del villaggio di Mutur (distretto orientale di Trincomalee), Rizana era arrivata in Arabia saudita nel 2005, a soli 17 anni - con passaporto falso - per lavorare come cameriera. Il bambino del suo datore di lavoro è morto mentre lei prestava servizio. Rizana è stata accusata di omicidio e condannata a morte con un processo-farsa, basato su una confessione firmata senza che ne conoscesse il contenuto, perché scritto in arabo, lingua a lei sconosciuta. Nel 2007 è arrivata la condanna a morte.

Per la sua liberazione, governo di Colombo, ong e Caritas si sono mossi a livello nazionale e internazionale, rivolgendosi all'Unione Europea e tentando di chiarire la vicenda con la stessa famiglia del bambino morto. P. George Sigamoney, direttore della Caritas Sri Lanka, ha accolto le dichiarazioni del principe ereditario saudita "con gioia", ma anche "consapevole" del fatto che "le ingiustizie perpetrate [in Arabia saudita] contro le lavoratrici migranti aumentano giorno dopo giorno".

L'Arabia saudita è una delle mete principali per le srilankesi in cerca di lavoro non specializzato. In genere - come nel caso di Rizana - sono ragazze ancora minorenni, a cui vengono procurati documenti falsi per permettere loro di espatriare. In altri casi, sono donne adulte, spesso madri di famiglia, costrette a migrare perché rimaste vedove e incapaci di provvedere al sostentamento dei cari. Mancanza di qualifiche, inesperienza e mancata assistenza da parte del proprio Stato d'origine rendono le lavoratrici migranti vittime di abusi e violenze da parte dei loro datori di lavoro. Per arginare il fenomeno, nel giugno scorso lo Sri Lanka ha rescisso i contratti con oltre 600 agenzie di collocamento estero, la maggior parte delle quali è nel Regno saudita. Colombo ha 1,8 milioni di lavoratori migranti, il 45% dei quali è rappresentato da donne. 

 

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