12/07/2017, 09.01
INDIA
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Corte suprema sospende il bando sulla carne di vacca: danneggia i musulmani

I giudici hanno accolto la petizione dell’All India Jamiatul Quresh Action Committee. Il governo rivedrà la norma e potrebbe escludere dal bando la carne di bufalo, che rappresenta la quasi totalità delle esportazioni bovine indiane.

New Delhi (AsiaNews) – La Corte suprema dell’India ha deciso di sospendere il bando sulla carne di vacca, che il governo di Narendra Modi aveva imposto sul territorio di tutta l’Unione. La sentenza è stata adottata ieri. Jagdish Singh Khehar, presidente della Corte suprema, e il giudice DY Chandrachud hanno accolto la petizione dell’All India Jamiatul Quresh Action Committee, Ong del Telangana, che aveva lamentato la natura “arbitraria, illegale e incostituzionale” della norma, che affligge in particolare la minoranza musulmana. Motivando la sua decisione, il tribunale supremo ha dichiarato: “La legge non deve affliggere i mezzi di sostentamento delle persone”.

Alla notizia della sentenza, Abdul Faheem Qureshi, presidente dell’All India Jamiatul Quresh Action Committee, ha gioito: “È una vittoria per noi. Possiamo ridare fiducia ai commercianti delle vacche, che ora possono riprendere i loro affari”.  Il bando della carne di manzo, imposto a fine maggio, ha suscitato fin da subito le proteste di allevatori, minoranze e governi statali. I primi sono stati privati di una fonte di reddito rilevante; i secondi lamentano un’intromissione del governo nelle loro pratiche alimentari e religiose; i terzi un’ingerenza dell’amministrazione centrale in materie statali.

La vacca è considerata sacra dalla religione indù, e alcuni Stati già ne impediscono la macellazione, prevedendo pene severe in caso di infrazione delle regole. Le associazioni di categoria hanno intuito subito gli effetti disastrosi per l’intero settore, che muove un giro d’affari interno di 1000 miliardi di rupie (più di 13,9 miliardi di euro) e fattura con le esportazioni oltre 263 miliardi di rupie (3,6 miliardi di euro). Esse riferiscono che dall’entrata in vigore del bando, il commercio della carne di bufalo è già crollato di circa il 90%. Per attenuare gli effetti negativi sull’economia, P. S. Narasimha, rappresentate legale di Delhi, ha promesso che il governo rivedrà la legge e potrebbe escludere dal bando la carne di bufalo, che rappresenta la quasi totalità delle esportazioni bovine indiane.

Non solo, le restrizioni sulla vendita e sulla macellazione della carne hanno provocato gravi fratture all’interno della società indiana. Il chief minister del Kerala Pinarayi Vijayan, il primo Stato a sfidare apertamente il bando, ha definito l’imposizione una “mossa fascista”, tentativo della “famiglia del Sangh di imporre la propria agenda, dividendo le persone attraverso la polarizzazione settaria per scopi politici”. Numerosi dipendenti statali hanno poi denunciato il premier Modi per voler imporre la “dittatura della maggioranza indù”.

Il primo ministro è stato anche accusato di “colpevole silenzio” nei confronti dei gravi episodi di violenza che hanno colpito esponenti della minoranza islamica, puniti dai fondamentalisti indù “protettori delle vacche” per il trasporto degli animali da uno Stato all’altro. Il primo studio completo sull’argomento, pubblicato da IndiaSpend, conferma il preoccupante clima di intolleranza religiosa diffuso in India. Tra il 2010 e 2017, il 96,8% degli attacchi contro i musulmani (61 su 63 episodi totali) è avvenuto sotto il governo di Modi, cioè dal maggio 2014; l’obiettivo principale degli estremisti (il 51%) erano i musulmani e proprio la comunità islamica ha pagato il prezzo maggiore in termini di vite umane: su 28 indiani uccisi, 24 erano seguaci del Corano, cioè l’86%.

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