30/05/2006, 00.00
TIMOR EST
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Crisi a Timor Est: presidente prende il comando di polizia e sicurezza

La decisione, "in accordo" con il contestato premier, arriva dopo due giorni di colloqui dell'esecutivo. Le  truppe straniere non riescono a fermare le bande armate che terrorizzano Dili. La popolazione teme per il peggio.

Dili (AsiaNews) – Il presidente di Timor Est, Xanana Gusmao, ha assunto il comando della polizia e delle forze di sicurezza, compresi servizi di informazione e intelligence, nel tentativo di fermare le violenze delle bande armate a Dili. La decisione è stata annunciata oggi dallo stesso capo di Stato in conferenza stampa. Da ieri i vertici del governo erano riuniti in colloqui d'emergenza per studiare come fronteggiare i disordini, che da una settimana terrorizzano la capitale nonostante la presenza di truppe straniere.

Gusmao ha annunciato di aver preso la decisione in collaborazione con il contestato premier Mari Alkatiri e con il capo del Parlamento. Gusmao sarà, inoltre, l'unico responsabile del coordinamento della forza di pace composta da 2500 australiani che Timor Est ha chiamato la settimana scorsa per sedare le violenze.

Sabato Alkatiri aveva denunciato il tentativo di un colpo di Stato da parte del presidente; salvo poi ritrattare le dichiarazioni. Il primo ministro è inviso alla maggioranza della popolazione, che lo ritiene responsabile di povertà e disoccupazione nel Paese; il governo lo accusa per la mala gestione della crisi di marzo scorso interna all'esercito; contro di lui anche la Chiesa cattolica.

Inizialmente lo scontro è stato tra militari lealisti e ribelli, appostati sulle colline intorno Dili; da quattro giorni, però, bande di gruppi etnici rivali hanno dato vita a una vera e propria guerriglia cittadina con case bruciate e negozi saccheggiati. E iniziano a circolare voci che alcuni degli attacchi abbiano un movente politico. Oggi i civili armati hanno fatto irruzione nell'Ufficio del Procuratore generale, sequestrando documenti relativi alle violenze seguite al ritiro dell'Indonesia dall'isola dopo il referendum del 1999. Le responsabilità di quei sanguinosi eventi, in cui morirono oltre mille persone, viene attribuita alle milizie vicine al governo di Jakarta.

Le scorrerie hanno costretto decine di migliaia di abitanti a lasciare le loro abitazioni e le agenzie di aiuti avvertono del profilarsi di una crisi umanitaria. I più gravi disordini di oggi sono scoppiati quando migliaia di persone affamate hanno cercato di prendere d'assalto un magazzino governativo di riso, che sta diventando sempre più scarso. La casa dei gesuiti a Dili sta ospitando 700 persone. "Sono tutti terrorizzati – racconta ad AsiaNews un sacerdote – temiamo il peggio".

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