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  • » 10/01/2018, 12.24

    SIRIA

    Damasco, colpi di mortaio sui quartieri cristiani: diversi feriti, danni alle chiese



    Colpito il patriarcato cattolico greco-melkita ad Haret Al Zeitoun e una parrocchia latina a Bab Touma. In poche ore cadute decine di granate. Fonte di AsiaNews smentisce le voci di vittime cristiane circolate in queste ore. Il 21 gennaio inizia un nuovo round di colloqui Onu a Ginevra. 

     

    Damasco (AsiaNews) - Colpi di mortaio lanciati dai territori controllati dai ribelli siriani hanno colpito in questi giorni i quartieri cristiani di Damasco, provocando feriti e ingenti danni materiali. Nel mirino il patriarcato cattolico greco-melkita (nelle foto), nel quartiere di Haret Al Zeitoun, e la parrocchia latina della Conversione di san Paolo, a Bab Touma. Una fonte di AsiaNews nella capitale, dietro anonimato, smentisce invece la notizia circolata in queste ore sui social e sul alcuni siti di informazione di possibili vittime fra i fedeli della comunità. 

    Ieri una granata ha centrato la sede del patriarcato greco-melkita, provocando alcuni danni alla struttura. Nell’area sarebbero caduti in poche ore fino a 30 colpi di mortaio, concentrati in particolare nella città vecchia di Damasco e nei quartieri (a maggioranza cristiana) di Bab Touma, Bab Sharki e Qassa’a.

    Il giorno precedente un mortaio ha raggiunto il quartiere di Bar Touma, nella città vecchia, dove sorgono diverse chiese ed edifici cristiani. Colpita la chiesa latina della Conversione di san Paolo, guidata dai francescani. Lo scoppio ha causato alcuni danni anche alla vicina cattedrale maronita. 

    Gli attacchi rientrano nel clima di tensione che si registra nell’ultimo periodo nella enclave ribelle di Goutha est, alla periferia della capitale. 

    La fonte di AsiaNews nella capitale siriana, riferisce che “gli attacchi ai quartieri cristiani di questi giorni hanno provocato diversi feriti”, ma al momento “non si registrano vittime”. Vi sono anche “danni ingenti” alle “strutture, dalle case dei religiosi alle sedi ecclesiastiche”. Si tratta di “colpi di mortaio che vengono lanciati senza un obiettivo preciso” ma che in questi ultimi giorni “si sono concentrati nelle zone a maggioranza cristiana”. Non risulta “un progetto particolare di colpire i cristiani, ma si vuole soprattutto alimentare la tensione” dopo un lungo periodo di “relativa calma”. “Questo succede - conclude la fonte - quando si intensificano le trattative o in concomitanza con incontri e dialoghi fra le parti a livello internazionale”. 

    Intanto si muove anche il fronte della diplomazia internazionale, nel tentativo - finora vano - di mettere fine a un conflitto divampato nel marzo 2011 e che ha causato centinaia di migliaia di vittime, anche civili, e milioni di sfollati. Il prossimo 21 gennaio è in programma un nuovo round di colloqui di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera. Secondo quanto riferisce il negoziatore capo dell’opposizione Nasr Hariri, l’incontro dovrebbe durare almeno tre giorni e intende restituire all’Onu - oscurata in passato dai vertici di Astana - un ruolo politico centrale nel tentativo di mettere fine al conflitto. 

    A fine gennaio è invece previsto un round di negoziati sponsorizzato dalla Russia a Sochi, sul mar Nero; tuttavia, in questo caso il fronte delle opposizioni rivela di “non aver ricevuto al momento” alcun invito formale. “Non sappiamo - ha aggiunto Hariri - quale sia il vero obiettivo” di Mosca; ad oggi non vi sono decisioni ufficiali sulla presenza o meno del fronte anti-Assad all’incontro. 

    L’opposizione siriana guarda al momento con interesse al vertice di pace Onu di Ginevra, dopo gli incontri della scorsa settimana a New York con il segretario generale Antonio Guterres e il segretario generale aggiunto per le questioni politiche Jeffrey Feltman. All’appuntamento il fronte dei ribelli si presenterà “senza alcuna precondizione” iniziale, conferma Hariri, perché “non vi sono alternative a Ginevra” anche se, ad oggi, non si sono registrati progressi reali. 

    L’ultimo incontro, l’ottavo di inizio dicembre, non ha sortito alcun effetto e lo scoglio principale resta ancora oggi il futuro del presidente Bashar al-Assad; Damasco non intendere trattare sul possibile ritiro del leader, che aprirebbe una fase di transizione che culminerebbe in una nuova Costituzione ed elezioni politiche da tenere entro alcuni mesi. (DS)

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