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  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 02/02/2007, 00.00

    SRI LANKA

    Diventa ministro il teorico della “supremazia singalese”



    Si tratta di Patali Champika Ranawaka, del partito ultranazionalista dei monaci buddisti; è la stessa formazione politica contraria al processo di pace con i ribelli e promotrice della pericolosa legge anticonversione.
    Colombo (AsiaNews) – Gli ultimi sviluppi politici in Sri Lanka non lasciano sperare bene per minoranze etniche e religiose. Il partito ultranazionalista dei monaci buddisti Jathika Hela Urumaya (JHU), ha sostituito il suo uomo a capo del ministero dell’Ambiente e delle Risorse naturali con il principale esponente del Movimento nazionale contro il terrorismo (NMAT), Patali Champika Ranawaka. Il teorico del JHU ha prestato giuramento ieri entrando così nel Gabinetto presidenziale. Ha preso il posto del monaco Omalpe Sobitha Thera, dimessosi pochi giorni prima.
     
    Nel quadro del rimpasto di governo, operato di recente dal presidente Mahinda Rajapakse, il JHU si è unito alla coalizione al potere, garantendole con i suoi 9 seggi, la maggioranza assoluta in Parlamento.
     
    La figura di Ranawaka ai vertici del Paese non fa ben sperare sulle intenzioni di Colombo per una soluzione pacifica al conflitto con i ribelli delle Tigri. Il JHU, partito di ultranazionalisti singalesi, è contrario da sempre ad una divisione dei poteri con i tamil e alla mediazione norvegese nel processo di pace. Ranawaka, teorico di queste posizioni, in passato ha usato espressioni anti-semite accostando i tamil agli ebrei e teorizzando una supremazia “ariano-singalese”. Il JHU è anche il partito che nel 2005 si opposto più strenuamente alla divisione con i ribelli degli aiuti internazionali per il post tsunami.
     
    Poche speranze anche per le minoranze religiose. Il JHU è il promotore del pericoloso Bill on Prohibition of Forcible Conversion ancora al vaglio delle autorità. Il disegno di legge, per cui si è detto “preoccupato” anche Benedetto XVI, prevede che ogni individuo debba informare della sua conversione le autorità locali entro un periodo stabilito e che “nessuno converta o cerchi di convertire persone da una religione all’altra con la forza o con mezzi fraudolenti”. Per chi infrange la legge, la pena è la detenzione fino a 7 anni o una multa fino a 5000 dollari.
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