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  • » 14/04/2017, 12.58

    EGITTO

    Egitto, portavoce Chiesa cattolica: per Pasqua cerimonie affollate, malgrado preoccupazione



    P. Rafic Greiche descrive una situazione di “calma” nel Paese. I cristiani “non si fanno intimidire” e affollano le cerimonie. Cancellati gli incontri ufficiali e le feste in memorie delle vittime, restano i riti liturgici. Appello ai cristiani d’Occidente: “Venite in Egitto come pellegrini e turisti”. Identificato l’attentatore che ha colpito a Tanta. Al-Sisi rilancia la lotta al terrorismo.

     

    Il Cairo (AsiaNews) - La situazione “per il momento è calma”, i fedeli “gremiscono le chiese” nonostante gli attacchi e “non si fanno intimidire”. Non vi è “un clima di paura”, anche se è presente un “sentimento diffuso di preoccupazione”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, in una Settimana santa funestata dagli attacchi del 9 aprile alla chiesa di Tanta e ad Alessandria. Negli attentati che hanno colpito la comunità copta, rivendicati dalle milizie dello Stato islamico (SI), sono morte 45 persone, oltre un centinaio i feriti. “I cristiani non si fanno intimidire - ribadisce il sacerdote - anche se, a seguito delle violenze, abbiamo deciso di cancellare i festeggiamenti a margine delle celebrazioni”.

    Come spiega p. Rafic, per la Pasqua si svolgeranno “regolarmente le celebrazioni e i riti liturgici”, mentre sono annullati gli altri eventi “come il ricevimento di parlamentari e di rappresentati delle istituzioni, feste e altri eventi pubblici”. Una scelta, sottolinea il sacerdote, in linea con il sentimento diffuso “di rispetto e cordoglio per le vittime”.

    In queste ore poliziotti armati presidiano gli ingressi della chiesa di san Marco, formando un imponente cordone di sicurezza dal quale filtrano solo i fedeli abituali, ben noti all’interno della comunità, per poter partecipare alle messe. In tutte le grandi città del Paese le aree in cui sorgono chiese o luoghi di culto cristiani sono sottoposti a una stretta sorveglianza. Tuttavia, nonostante il rafforzamento delle misure di sicurezza diverse diocesi, in particolare nell’Alto Egitto, hanno annullato le celebrazioni per la Pasqua. I riti, precisano i responsabili, si limiteranno a “semplici preghiere”. Fra i fedeli in questa Settimana Santa si respira un clima contraddittorio di paura, dolore, cordoglio e sfiducia verso le autorità.

    Nella serata di ieri il ministero egiziano degli Interni ha annunciato di aver identificato il kamikaze che ha colpito il 9 aprile scorso la chiesa di mar Girgis a Tanta, nel nord del Paese, uccidendo 28 persone. Si tratterebbe di Mamdouh Amin Mohamed Baghdadi, nato nel 1977 a Qena, nell’Alto Egitto, governatorato in cui egli aveva la residenza. Egli era un “quadro” di una cellula terroristica, di cui sono stati arrestati anche altri tre membri. In precedenza le autorità avevano annunciato l’identificazione dell’attentatore suicida che si era fatto esplodere davanti alla chiesa di san Marco, ad Alessandria, la sede tradizionale del patriarcato copto ortodosso, provocando 17 vittime. Nel secondo attacco era presente anche il patriarca copto ortodosso Tawadros II. È la seconda volta che mirano al pope dopo l’attentato di dicembre al Cairo.

    Intanto il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha assicurato che continuerà la caccia alle cellule terroriste che hanno ideato e compiuto l’attacco alle chiese e seminato morte e distruzione nel Paese. Parole rilasciate nel contesto della visita al patriarca copto ortodosso Tawadros II avvenuta ieri, in cui il capo di Stato ha rivendicato il “massimo sforzo” per identificare “gli autori di questi vili atti”.

    Nei giorni scorsi al-Sisi ha dichiarato lo stato di emergenza nel Paese per i prossimi tre mesi; un provvedimento diretta conseguenza degli attacchi alle chiese e confermato dal Parlamento, con l’obiettivo di affidare all’esercito la protezione di installazioni e istituzioni “vitali” per il Paese.

    “I cristiani non sono spaventati - racconta il portavoce della Chiesa cattolica egiziana - in fondo siamo abituati alle violenze, viviamo con i martiri. Non c’è paura, ma una sorta di preoccupazione per quello che potrà succedere, per una possibile escalation”. Gli attacchi delle ultime settimane hanno rilanciato il “pensiero” della fuga, di emigrazione soprattutto “fra i cristiani più benestanti”, fra le famiglie della classe media e alta che possono “permettersi una scelta diversa”. Il governo egiziano “sta facendo del proprio meglio”, prosegue p. Rafic, “ma presidiare chiese e luoghi di culto con militari e poliziotti non basta. Bisogna fare di più prevenire il terrorismo, e in questo contesto è fondamentale l’opera di intelligence. Solo così si potranno sventare nuovi attacchi”.

    Oltre alla Pasqua, il pensiero della comunità cristiana è rivolto anche alla imminente visita di papa Francesco in Egitto in programma il 28 e 29 aprile, confermata nei giorni scorsi dal Vaticano a dispetto degli attentati. I responsabili stanno vagliando il programma per garantire la sicurezza del pontefice e dei fedeli, ma resta “la felicità delle persone che, seppur preoccupate, desiderano vedere da vicino il papa”. “In queste ore ci apprestiamo a celebrare la morte e resurrezione del Signore - ricorda p. Rafic - per questo dobbiamo mantenere una grande fede. Dopo un periodo buio c’è sempre una vita nuova, non bisogna avere paura ma farsi trovare sempre pronti”. “Per i fedeli - conclude il sacerdote - è naturale essere più forti della paura. E ai cristiani in Occidente e nel mondo dico di venire in Egitto, come pellegrini e turisti, per sostenerci e farci sentire la vostra vicinanza”.(DS)

     

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