16/05/2017, 08.55
ONU - SIRIA

Ginevra, al via un nuovo round di colloqui di pace Onu sulla Siria

Dubbi e incertezze aleggiano sull’incontro. Per il presidente Assad è un processo politico “nullo” e a “beneficio dei media”. Più efficaci i vertici di Astana. Ma l’inviato speciale Onu smentisce le contrapposizioni e parla di lavoro diplomatico “in tandem”. Nuove accuse Usa a Damasco: forno crematorio in carcere per nascondere le prove degli omicidi di massa. 

 

Ginevra (AsiaNews/Agenzie) - Oggi a Ginevra, in Svizzera, si apre un nuovo round di colloqui di pace sulla Siria, sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’obiettivo è rafforzare la “fragile” tregua nazionale in vigore dalla mezzanotte del 30 dicembre scorso, nel contesto di un sanguinoso conflitto che in sei anni ha causato oltre 320mila vittime e milioni di sfollati. I precedenti cinque incontri promossi dall’Onu non hanno saputo garantire risultati efficaci in un’ottica di pace stabile e duratura. 

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha rafforzato negli ultimi giorni le posizioni sul terreno, cacciando i ribelli dalle loro roccaforti a Damasco e assumendo il [pressoché] completo controllo della capitale. Il leader siriano ha definito di recente il processo politico in atto a Ginevra “nullo”, una sorta di “incontro a beneficio dei media”. 

Per Assad vi sono molte più speranze di risoluzione del conflitto dagli incontri di Astana sponsorizzati da Mosca, Teheran e Ankara, durante i quali a inizio maggio si è raggiunta un’intesa per la creazione di zone di “de-escalation” del conflitto. L’accordo prevede il cessate il fuoco, il divieto di sorvolo dell’area, il rifornimento immediato di aiuti umanitari e il ritorno dei rifugiati.

L’inviato speciale Onu per la Siria Staffan de Mistura ha smentito la notizia secondo cui i negoziati di Astana finiscono per gettare un’ombra sullo sforzo diplomatico messo in campo dalle Nazioni Unite. “Lavoriamo in tandem” ha aggiunto, visto che il lavoro dell’Onu è finalizzato al raggiungimento di quattro diversi obiettivi: governance, nuova costituzione, elezioni e lotta al “terrorismo”. 

Tuttavia, il fronte governativo e la delegazione in rappresentanza dei ribelli restano divisi su un nodo cruciale: il futuro - politico e non - del presidente Assad. I leader dell’Alto comitato per i negoziati (Hnc), appoggiato dai sauditi, insistono per la cacciata del leader di Damasco quale pre-requisito per una qualsiasi transizione politica. Una richiesta “inaccettabile” per i governativi. 

Ad offuscare i colloqui di pace Onu, l’accusa lanciata ieri dal Dipartimento di Stato americano - la cui posizione appare sempre più marginale nello scacchiere siriano, sovrastato da Russia, Iran, Turchia e nazioni arabe - al governo di Damasco. Il “regime” di Assad avrebbe infatti costruito un forno crematorio all’interno di una prigione militare, per disperdere i resti dei prigionieri uccisi. 

A conferma della propria tesi, Washington ha diffuso alcune immagini satellitari - de-classificate di recente - della struttura che mostrano delle attività di costruzione. 

Nei mesi scorsi attivisti pro diritti umani avevano denunciato la tortura e l’impiccagione di migliaia di detenuti nel carcere alle porte di Damasco. Il governo siriano non ha voluto rispondere alle nuove accuse lanciate dagli Stati Uniti, mentre in passato aveva sempre smentito le voci di abusi all’interno della prigione di Saydnaya. 

Gli scatti - che verranno presentati nei prossimi giorni alla comunità internazionale - risalgono a un periodo che va dall’agosto 2013 all’aprile 2017. Per il Dipartimento di Stato Usa sarebbero la prova che certifica “gli omicidi di massa” compiuti da Assad e si rivolge al regime perché metta fine “a queste atrocità”. Secondo le voci critiche - che ricordano ancora le presunte prove presentate all’allora segretario di Stato Colin Powell all’Onu contro Saddam Hussein - si tratta dell’ennesimo capitolo della guerra di propaganda fra potenze internazionali che si consuma sulla pelle della popolazione siriana.

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