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    » 20/01/2011, 00.00

    PAKISTAN

    Giustizia e pace: governo pakistano deludente nella lotta contro il fondamentalismo



    Il segretario esecutivo di Ncjp punta il dito contro l’immobilità dell’esecutivo, che non permette di eliminare le sofferenze della popolazione. Diritti umani e piena libertà religiosa le condizioni “per garantire la pace nel Paese”. Premier pakistano: nessuna modifica alla legge sulla blasfemia. Leader PML-Q: politiche governative come quelle promosse dal dittatore Zia-ul-Haq.
    Lahore (AsiaNews) – Il governo ripete la “solita versione”, ma non dimostra alcuna “volontà politica” di cambiare la situazione attuale. Una immobilità che non permette di “eliminare le sofferenze della popolazione” civile, senza distinzione di fede religiosa, e che dimostra quanto sia “deludente” l’attività dell’esecutivo. È quanto sottolinea Peter Jacob, segretario esecutivo di Giustizia e pace della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), in merito alle recenti dichiarazioni del premier Yousuf Raza Gilani, che “esclude” modifiche alla legge sulla blasfemia ma promette che “non vi saranno abusi” nell’applicazione.
     
    Nei giorni scorsi Gilani si è rivolto alla Ulema and Mashaikh Conference assicurando che non sono in programma emendamenti alla legge sulla blasfemia; il premier aggiunge inoltre che il governo “non permetterà a nessuno di abusare di queste leggi”. Egli definisce l’islam religione di “pace, fratellanza e tolleranza” che non insegna “violenza, vendette e omicidi” e lancia un monito agli ulema e ai capi religiosi perché si assumano le loro responsabilità “nella guerra contro il terrorismo”.
     
    In risposta, gli esperti di legge islamica presenti all’incontro hanno promesso piena collaborazione al governo per proteggere la vita, le proprietà e l’onore delle minoranze. Essi affermano che l’islam rimarca i doveri verso Allah e gli esseri umani, e invitano i musulmani ad aiutare amici e parenti senza guardare alla fede praticata.
     
    Tuttavia le parole del capo del Governo non convincono i leader cristiani, che bollano come “deludente” l’attività sinora svolta dall’esecutivo. Peter Jacob, segretario esecutivo di Ncjp, spiega ad AsiaNews che si tratta della “solita versione” promossa dal premier e dal presidente, ma “manca la volontà politica” di promuovere cambiamenti o “modificare leggi che causano sofferenze a tutta la popolazione, senza distinzione fra cristiani, musulmani, etc…”.
     
    Il leader cattolico precisa che in Pakistan “non è in atto un conflitto fra religioni”, ma lancia un appello alla società civile – in larga parte musulmana – perché sia promotrice di cambiamenti. Riprendendo le parole di papa Benedetto XVI, il segretario esecutivo di Ncjp denuncia la “mancanza di libertà religiosa e di coscienza” e sottolinea che è necessario sostenere con maggiore forza il rispetto dei diritti umani, “per garantire la pace nel Paese”. Peter Jacob chiarisce che in Pakistan è in corso un “conflitto politico” e la religione, con le sue derive estremiste, è solo una delle armi in gioco. Anche l’omicidio di Salman Taseer, conclude l’attivista cattolico, in qualche modo è riconducibile a scontri politici “e non solo al fondamentalismo religioso”.
     
    Intanto il Pakistan People’s Party (Ppp) è finito nel mirino dei leader della Pakistan Muslim League-Q (PML-Q), che accusano i vertici del partito del presidente Zardari di aver perso “il ruolo originario di natura moderata e progressista”. In un incontro fra rappresentanti dei due schieramenti, un leader PML-Q ha sottolineato che “non vi sono differenze fra le politiche dell’attuale governo e quelle adottate da Zia-ul-Haq”, il generale (e dittatore) pakistano che ha introdotto nel 1986 la famigerata legge sulla blasfemia.
     
    (Ha collaborato Jibran Khan)
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