13/05/2010, 00.00
VIETNAM-VATICANO
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Hanoi lancia una campagna di stampa, che usa mons. Kiet per screditare il Vaticano

di Emily Nguyen
I media governativi stanno tentando di dipingere l’annunciata rinuncia di mons. Kiet, motivata da motivi di salute, come una vittoria del governo, presentato come l’arbitro assoluto della vita religiosa nel Paese, al quale anche il Papa deve sottostare.
Hanoi (AsiaNews) – E’ in corso una vera campagna di stampa per rappresentare le prossime dimissioni dell’arcivescovo di Hanoi, Joseph Ngo Quang Kiet, come una vittoria del governo e convincere i cattolici vietnamiti che ogni decisione sulla vita religiosa del Paese dipende dal Partito comunista. Anche il Papa, in questo quadro, deve averne l’approvazione.
 
Per quanto riguarda mons. Kiet, ieri l’arcidiocesi ha fatto sapere che il prelato ha lasciato Hanoi per riprendere le cure iniziate già a marzo - prima a Roma e poi a Parigi - dopo due mesi passati nel monastero di Chau Son per gli stessi motivi. Soffre di insonnia cronica e stress, condizione attribuibile agli attacchi condotti contro di lui dalle autorità. Da due anni quasi non riesce a dormire. Lo stesso mons. Kiet, in una recente intervista ha affermato che, a causa del suo stato di salute, aveva domandato alla Santa Sede di essere rimosso dall’incarico. Ma né la Santa Sede, né la Conferenza episcopale avevano accolto la richiesta. Mons. Kiet ribadiva più volte che anche nei momenti più difficili del suo rapporto col governo, “la Santa Sede e la Conferenza episcopale sono state sempre accanto a me”.
 
Fin qui i fatti. L’8 maggio, contemporaneamente a Hanoi e Ho Chi Minh City, è partita la campagna della stampa governativa che, raccontando la cerimonia di ingresso in diocesi del nuovo vescovo coadiutore, Nguyen Van Nhon, sottolineava una frase dell’agenzia ufficiale VNA, per la quale “dopo l’approvazione del Primo Ministro” il Papa aveva proceduto alla nomina. La frase, ripetuta in tutti i resoconti, appare mirata a convincere i cattolici che tutte le attività religiose nel Paese hanno bisogno della “approvazione del Primo Ministro”.
 
In questi giorni, poi, giornalisti statali hanno sostenuto che le dimissioni di mons. Kiet avverranno fra il 13 e il 18 maggio. Essi hanno ricevuto indicazioni di far apparire il ritiro dell’arcivescovo come una vittoria del governo, che è riuscito a far accettare al Vaticano una “road map”, che pone il ritiro dell’arcivescovo di Hanoi come condizione per l’instaurazione di rapporti diplomatici e una possibile visita del Papa. Secondo tali giornalisti, le autorità governative locali stanno preparando un party per celebrare la “vittoria”.
 
La diffusione di queste voci sta creando sconforto e dubbi tra i cattolici vietnamiti. La campagna governativa, insomma, sta diffondendo tra i fedeli la convinzione che la Santa Sede è disposta a sacrificare un vescovo, amato dai cattolici e odiato dalle autorità, per raggiungere obiettivi “diplomatici”.
 
Come scrive il domenicano Nguyen Xuan Que, “i cattolici vietnamiti hanno perso molta fiducia nella politica diplomatica vaticana e nella Conferenza episcopale. Non credono nella strada intrapresa e sono convinti che il Vaticano non capisce la Chiesa vietnamita e non conosce la realtà attuale di questa Chiesa”. “Il Vaticano non sa niente del Vietnam di oggi”, gli fa eco un missionario che ha vissuto in Vietnam per numerosi anni.
 
A rafforzare il convincimento di quanti temono che stia nascendo una nuova era – vista come negativa – nei rapporti tra Vaticano e governo vietnamita, si aggiunge la voce per la quale, insieme all’accoglimento delle dimissioni di mons. Kiet, verrà annunciato anche il ritiro del vescovo di Vinh, Paul Maria Cao Dinh Thuyen. Entrambi hanno un passato di ferma resistenza e opposizione a ogni tentativo delle autorità di limitare la libertà religiosa o di appropriarsi di beni della Chiesa.
 
 
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