25/09/2018, 11.00
HONG KONG – CINA
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Hong Kong, bandito il Partito indipendentista

Grazie a una legge di epoca britannica, l’esecutivo dell’ex colonia ha potuto interdire dall’attività politica il piccolo gruppo (Hknp). Stati Uniti, Gran Bretagna e Ue esprimono “preoccupazione”, ma Pechino risponde in maniera perentoria: “Non intervenite nei nostri affari interni con il pretesto della cosiddetta libertà di parola e di associazione”.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Il governo di Hong Kong ha messo al bando il locale Partito nazionalista (Hknp), che aspira all’indipendenza dell’ex colonia britannica. Secondo le autorità, il divieto di operare sul piano politico è giustificato da una vecchia legge di epoca inglese: questa proibisce “attività anche politiche che mettano a rischio la sicurezza nazionale”. Pechino, che ha osservato la vicenda sullo sfondo, mette in guardia “Stati od organizzazioni straniere” che fomentano i sentimenti indipendentisti del Territorio.

È la prima volta che l’esecutivo di Hong Kong proibisce in maniera esplicita a un partito di operare. Secondo molti analisti, si tratta della “prova finale” dell’ingerenza della Cina negli affari locali. Tornata alla madrepatria nel 1997, Hong Kong gode di un certo grado di libertà garantito dalla formula “Un Paese, due sistemi”. In pratica, Pechino ha promesso di mantenere in vigore per 50 anni dal ritorno la Basic Law, una piccola Costituzione di stampo democratico ereditata dai britannici.

Tuttavia, la cronaca dimostra che questa libertà viene erosa passo per passo. Il caso più eclatante degli ultimi anni è stato quello degli editori critici nei confronti del Partito comunista cinese, che sono stati di fatto rapiti dalle autorità comuniste e rilasciati dopo tempo.

Il Segretario alla giustizia di Hong Kong nega pressioni cinesi sulla vicenda del Partito nazionalista: “Il gruppo ha diffuso odio e discriminazione nei confronti dei cinesi della madrepatria”. E questo rientra nelle violazioni alla legge britannica, che consente al governo il bavaglio politico in casi “legati alla sicurezza nazionale, all’ordine pubblico, alla protezione dei diritti e alla libertà altrui”.

I rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea hanno espresso “preoccupazione” davanti a questa decisione. Ma il Commissario agli Affari esteri cinesi con delega per Hong Kong ha risposto con un duro comunicato, che impone in maniera perentoria a “governi e gruppi di varia natura” di “rispettare la decisione del governo dell’ex colonia”. “Dovete smetterla – si legge nel testo – di intervenire nei nostri affari interni con il pretesto della cosiddetta libertà di parola e di associazione. Basta inviare segnali sbagliati a chi porta avanti l’idea dell’indipendenza di Hong Kong”.

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