18/02/2009, 00.00
NEPAL
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Il governo maoista nepalese boicotta le scuole private

di Kalpit Parajuli
L’esecutivo ha disposto una tassa aggiuntiva del 5% per gli istituti privati. Niente esami finali per gli studenti delle scuole che non verseranno l’importo. Rivolta delle associazioni che denunciano la “violazione del diritto allo studio”. Colpite anche le scuole cattoliche, che pagheranno la tassa per “permettere agli alunni di sostenere gli esami”.

Kathmandu (AsiaNews) – Il governo maoista nepalese boicotta le scuole private del Paese, molte delle quali sono istituti di eccellenza che forniscono un altissimo livello di istruzione. L’esecutivo ha disposto una tassa extra del 5% sugli istituti e invita gli studenti a trasferirsi nelle scuole pubbliche. I presidi definiscono l’ulteriore balzello “non giustificato e anti-scientifico”, una tassa che “grava sulle spalle degli alunni” e che viola il loro diritto allo studio.

Le scuole che non pagheranno la tassa non saranno autorizzate a svolgere le prove di fine anno. Illustrando la recente politica sull’istruzione Baburam Bhattrai, Ministro nepalese delle finanze, ha chiarito che nessuna scuola privata sarà autorizzata a svolgere lo School Leaving Certificate (Slc,) finché non sarà versata la tassa. Egli ha aggiunto che i soldi raccolti serviranno a “finanziare progetti educativi per studenti delle aree più sperdute”.

La presa di posizione del governo potrebbe vanificare gli sforzi di migliaia di studenti del Paese, che rischiano l’interruzione degli studi. Lo Slc è un passaggio fondamentale nel curriculum scolastico: la data di inizio degli esami è fissata per il 25 marzo prossimo.

Le due associazioni che riuniscono le scuole private del Nepal hanno promosso una campagna di protesta contro la tassazione. Per Laxya Bahadur K.C., della Private and Boarding Schools Organization of Nepal (Pabson), gli studenti “non devono essere privati del diritto all’educazione” e il governo dovrebbe “mantenere un atteggiamento di cooperazione con gli istituti privati”. L’accusa di “violazione del diritto allo studio” viene formulata anche da Gita Rana, presidente del National Private and Boarding Schools Organization Nepal (N-Pabson) che chiede di non “compromettere l’equilibrio psicologico dei ragazzi” che si preparano per gli esami.

Fra gli istituti colpiti dal provvedimento governativo vi sono anche le scuole cattoliche del Paese, istituti “no-profit” voluti con forza dal precedente governo, legato alla monarchia, che si contraddistinguono per l’ottimo livello di istruzione. Padre James, preside della scuola Francesco Saverio a Kathmandu assicura che “l’istituto pagherà il 5% di tassa extra”.

“I soldi investiti nell’educazione – sottolinea il preside – superano i fondi raccolti attraverso le tasse scolastiche a carico degli studenti. Il nostro obiettivo è fornire il massimo livello di istruzione, al minor costo possibile. Riusciamo a finanziare i nostri progetti grazie alle donazioni fornite dai benefattori, per assicurare il diritto allo studio dei ragazzi”.

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