18/12/2007, 00.00
IRAN
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Il nervosismo del regime iraniano si "sfoga" sulla popolazione

Pressate dalla comunità internazionale, le autorità portano avanti una violenta campagna di intimidazione per dissuadere gli iraniani dal partecipare a qualsiasi forma di protesta contro il governo o l’autorità maschile in famiglia. Chiusi numerosi internet point che non rispettano i valori islamici, donne arrestate, esecuzioni capitali trasmesse alla tv di Stato. E domani una giovane moglie, vittima delle violenze del marito sarà giustiziata nel carcere di Evin per essersi ribellata.

Teheran (AsiaNews) – Il nervosismo del regime iraniano, pressato da parte della comunità internazionale sulle questioni del nucleare e del rispetto dei diritti umani, continua a “sfogarsi” sulla popolazione. Preoccupate che il diffuso malcontento popolare dia vita a sempre maggiori forme di protesta e manifestazioni anti-governative, le autorità iraniane portano avanti la loro campagna intimidatoria fatta di impiccagioni pubbliche, arresti di studenti, condanne capitali a donne e minorenni, chiusura di internet point che non rispettano i valori islamici.

Le notizie di impiccagioni, soprattutto quelle pubbliche, fanno parte della propaganda di regime per far desistere la popolazione dal partecipare a proteste di piazza o anche solo ad alzare la testa contro l’autorità costituita sia in famiglia che nella società. È prevista per domani, nel famigerato carcere Evin di Teheran, l’esecuzione di una giovane donna colpevole di essersi difesa dalle violenze inflittile dal marito. Rahele lo ha ucciso alcuni anni fa per mettere fine ad una vita di soprusi. La donna, madre di due figli di 5 e 3 anni, chiede alla suocera di perdonarla ed evitarle la morte. La legislazione iraniana, ispirata alla “legge del taglione”, consegna nelle mani della famiglia della vittima la sorte di chi ha commesso volontariamente o involontariamente un omicidio. Ma Rahele per prima è una vittima, una vittima della violenza domestica praticata prevalentemente da parte dei mariti e dei padri contro le loro donne e figlie, nell’impunità.

Lo scorso 11 dicembre, invece, la tv di Stato ha trasmesso le immagini dell'impiccagione di un detenuto ad una gru davanti ad una gran folla. La stessa emittente ha poi diffuso le immagini di altri tre condannati, impiccati ad un’impalcatura all'interno di un cortile della polizia, nella città nord-orientale di Bonjnourd. L’usanza di filmare le esecuzioni capitali e diffonderle sui internet si è sviluppata solo negli ultimi due anni e secondo esperti è un chiaro segno del nervosismo che regna tra i mullah iraniani.

La repressione si scatena anche contro i luoghi di incontro e di flusso di informazioni dall’esterno: università ed internet point. Il colonello Nader Sarkari, agente delle Forze speciali statali (SSF), ha reso noto all'agenzia ufficiale IRNA che solo tra il 14 e il 15 dicembre 435 coffee shop sono stati perquisiti, 170 ammoniti e “23 persone sono state arrestate”, di cui 11 sono donne. “Uso di videogiochi immorali, foto oscene e la presenza di donne che indossano hijab impropri, sono tra le ragioni che hanno imposto l’applicazione di misure restrittive", ha detto Sarkari. La chiusura degli internet point coincide con una nuova ondata di oppressione verso le donne con il pretesto dell' "abbigliamento improprio".

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