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  • » 14/11/2016, 12.54

    INDIA

    India, “disastrose” le condizioni dei poveri. Il ritiro delle rupie è “solo una mossa politica”



    Le banche non hanno denaro, i bancomat son fuori uso. Le persone comuni sono accalcate nelle strade, con la speranza di scambiare le banconote da 500 e 1000 rupie. Il sospetto è che i leader del Bjp sapessero in anticipo la mossa, e abbiano avuto il tempo di mettere al sicuro i propri soldi. Forse il partito di governo è l’unico ad avere i soldi per la campagna elettorale in Uttar Pradesh del prossimo anno.

    New Delhi (AsiaNews) – In India “le condizioni dei poveri e della classe media sono disastrose. Sono tutti in strada e attendono lunghe ore davanti alle banche per cambiare i loro soldi. Ci sono stati anche litigi e tafferugli, perché la gente non ha più il denaro per comprare da mangiare”. Lo racconta ad AsiaNews una fonte cattolica, anonima per sicurezza, commentando le conseguenze della decisione del premier Narendra Modi, che a sorpresa la scorsa settimana ha deciso di ritirare da mercato le banconote da 500 e 1000 rupie, nel tentativo di frenare la contraffazione di denaro. “All’inizio – continua la fonte – la popolazione era contenta. Sembrava davvero una giusta iniziativa per eliminare il fenomeno dei ‘soldi neri’. Ma poi, man mano che i giorni passavano e si scopriva che non c’erano abbastanza soldi per sostituire quelli banditi, si è capito che è stata solo una mossa politica, con ogni probabilità attuata con l’obiettivo di avvantaggiare il partito di governo Bjp (Bharatiya Janata Party) alle prossime elezioni in Uttar Pradesh”.

    La fonte riporta le lamentele della popolazione indiana e dei leader di opposizione, riuniti attorno al chief minister di Delhi Arvind Kejriwal e alla chief minister del West Bengal Mamata Banerjee. “Tutti ora si domandano – dice – il motivo di questa mossa. Appare sempre più fondata l’ipotesi che sia un tentativo di eliminare i soldi più comuni per concentrare il potere politico nel Bjp, in vista della tornata elettorale”.

    La popolazione indiana è “stata colta del tutto alla sprovvista, e sta soffrendo molto. Ora si sta insinuando il dubbio che forse le autorità di governo già sapevano dell’iniziativa, e hanno avuto il tempo di mettere al sicuro il proprio denaro”.

    La gente comune, invece, è “accalcata nelle strade” dove sta facendo interminabili code per cambiare i propri soldi. Si sono verificati anche tristi episodi, come la morte di due persone stroncate da infarto per la lunga attesa. La situazione è “confusa. Ogni giorno vengono date indicazioni diverse su quanto poter prelevare”. Ma il problema principale “è che non ci sono soldi”. Stando a quanto riporta la fonte, “i bancomat non funzionano, le banche non hanno denaro”. In sintesi, “il governo non ha organizzato nel migliore dei modi il passaggio alle nuove monete”. Anche l’aspetto della lotta alla falsificazione del denaro, “non è più così chiaro. Modi ha immesso sul mercato una nuova banconota, quella da 2000 rupie, che non ha molti potenziali clienti e nessuno l'accetta per lo scambio. Al contrario, avrebbe potuto aumentare i tagli da 50 o 100 rupie, che sono quelli più in uso tra la gente povera”.

    C’è anche un altro fattore da non sottovalutare: “La coincidenza tra la mossa del premier e le iniziative dei grandi imprenditori indiani. Per esempio qualche mese fa il miliardario Mukesh Ambani [proprietario della quarta compagnia telefonica dell’India, ndr], ha lanciato una linea telefonica gratuita fino al 31 dicembre. La stessa data è il termine ultimo per lo scambio di denaro”. Ora la gente “sospetta che Modi abbia voluto proteggere alcuni grandi imprenditori vicini al suo partito”.

    La gente “è sempre più povera, mentre in apparenza il partito è sempre più forte, e forse sarà l’unico che il prossimo anno avrà i soldi per la campagna elettorale in Uttar Pradesh”. Per l’India in generale, dice in conclusione, “tutto questo è solo un danno. Modi ha monopolizzato l’economia. E dato che i ‘soldi neri’ arrivano al governo, è molto probabile che esso abbia la capacità di reinvestirli in qualche modo”.

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