15/03/2017, 09.01
INDIA

India: dopo 48 anni tra i bambini poveri, chiude Compassion International

Nirmala Carvalho

La Ong ha perso la licenza per accuse di conversioni forzate. Il 76% dei beneficiari erano bambini indù. Sul territorio l’associazione americana operava attraverso 589 partner, in maggioranza comunità cristiane. Il governo di Narendra Modi ha imposto controlli più stringenti sulle Ong che ricevono fondi dall’estero.

Mumbai (AsiaNews) – Dopo 48 anni di servizio in favore dei bambini poveri e abbandonati dell’India, oggi chiudono i battenti di Compassion International, accusata di utilizzare i fondi dall’estero per attuare conversioni al cristianesimo. Dai primi uffici aperti nel 1968 per rompere il ciclo della povertà tra i minori, con il passare degli anni la Ong americana si è imposta come la più importante donatrice tra tutte le associazioni che operano nel Paese. Ogni anno distribuiva 45 milioni di dollari a 589 partner locali, in maggioranza comunità cristiane, che si prendevano cura di oltre 147mila bambini. Ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christian (Gcic), commenta amareggiato: “È un giorno triste per l’India. L’organizzazione con sede in Colorado chiude per il solo sospetto di coinvolgimento in conversioni religiose. La più grande donatrice dell’India abbandona l’opera di aiuto in campo sociale, educativo ed economico”.

In una nota diffusa sul sito internet dell’associazione, si legge che “la dolorosa decisione [del governo di Delhi di ritirare la licenza] colpirà 147.706 bambini. Le restrizioni sono iniziate lo scorso anno. Incoraggiamo i nostri partner locali a continuare il servizio in favore dei bambini e delle loro famiglie in qualunque modo sia loro possibile”.

In 48 anni di programmi, la Ong ha aiutato più di 280mila minori. L’associazione opera in 25 Paesi a livello mondiale, si avvale dell’appoggio di 7mila comunità cristiane locali e fornisce aiuti a quasi due milioni di bambini. L’India è in assoluto il maggior beneficiario delle donazioni. La decisione della chiusura rientra nel giro di vite che le autorità di Delhi hanno imposto sulle Ong che ricevono fondi dall’estero. Da quando nel 2014 si è insediato il governo di Modi, sono state sospese le licenze ad almeno 11mila associazioni, accusate di svolgere attività “dannose per l’interesse nazionale”.

La vicenda di Compassion Interntional risale al febbraio 2016, quando il governo dell’Unione l’ha inserita nella categoria “prior approval” (“previa approvazione”) prevista dal Foreign Contribution Regulation Act 2010 (Fcra), legge che regola l’accettazione e l’utilizzo di fondi stranieri. Inserire una Ong in questa lista significa che le donazioni estere non possono essere versate direttamente nei conti bancari dell’organizzazione, ma devono ottenere l’approvazione del Ministero degli interni.

Dal canto loro, i membri dell’associazione hanno più volte sottolineato che le accuse di conversioni forzate sono false e che il 76% dei beneficiari sono bambini indù. Sajan K George sostiene: “Le conversioni religiose sono solo un mito. Fare insinuazioni di conversioni serve a politicizzare i sentimenti religiosi”. Il presidente del Gcic ricorda inoltre che in India i cristiani sono una piccola minoranza, appena il 2,3% della popolazione totale di 1,2 miliardi di abitanti. “È una percentuale persino più bassa – conclude – rispetto ai periodi precedenti. Nel 1991 eravamo il 2,34% dei cittadini, nel 1971 il 2,6%”.

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