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  • » 09/03/2017, 11.21

    INDIA

    Compassion International chiude in India: 145mila bambini poveri rimarranno senza aiuti



    L’Ong operava nel Paese da 48 anni. La chiusura dei 589 centri, accusati di conversioni forzate, è prevista per il 15 marzo. Da quando nel 2014 si è insediato il governo nazionalista indù di Narendra Modi, sono state tolte le licenze a 11mila associazioni che ricevono fondi dall’estero. L’Ong americana è la più grande donatrice in India, con 45 milioni di dollari traferiti ogni anno.

    New Delhi (AsiaNews) – La Ong cristiana Compassion International chiuderà i battenti in India il prossimo 15 marzo. Lo ha confermato il Ministero per lo sviluppo dei minori, che così ha risolto la difficile contesa in corso da vari mesi tra l’associazione caritativa americana e il governo nazionalista indù di Narendra Modi. Ciò significa che 145mila bambini poveri indiani non riceveranno più aiuti in campo educativo, sanitario e alimentare. L’organizzazione è accusata di utilizzare i fondi provenienti dall’estero per attuare conversioni al cristianesimo, addebito che la dirigenza ha sempre respinto. I numeri della Ong affermano altro: da 48 anni lotta per rompere il ciclo della povertà in India e il 76% dei beneficiari sono bambini indù. Santiago Mellado, amministratore delegato, commenta amareggiato: “Mi sento frustrato”.

    Compassion International è la più importante donatrice in India, con 45 milioni di dollari trasferiti ogni anno ai centri locali. L’Ong opera in un totale di 25 Paesi. Si avvale dell’appoggio di 7mila chiese e fornisce aiuti a quasi due milioni di bambini.

    La decisione della chiusura rientra nel giro di vite che le autorità di Delhi hanno imposto sulle Ong che ricevono fondi dall’estero. Da quando nel 2014 si è insediato il governo di Modi, sono state sospese le licenze ad almeno 11mila associazioni, accusate di svolgere attività “dannose per l’interesse nazionale”.

    La vicenda di Compassion Interntional risale al febbraio 2016, quando il governo dell’Unione l’ha inserita nella categoria “prior approval” (“previa approvazione”) prevista dal Foreign Contribution Regulation Act 2010 (Fcra), legge che regola l’accettazione e l’utilizzo di fondi stranieri. Inserire una Ong in questa lista significa che le donazioni estere non possono essere versate direttamente nei conti bancari dell’organizzazione, ma devono ottenere l’approvazione del Ministero degli interni. La Ong statunitense non è la prima organizzazione cristiana ad essere stata posta sotto osservazione. Nel 2015 lo stesso trattamento era stato riservato anche a Caritas India.

    Entro il 15 marzo tutti 589 centri che operano sul territorio dovranno essere chiusi. I suoi dipendenti perderanno il lavoro. Ciò che è più grave è che a migliaia di bambini poveri sarà negata l’unica opportunità di un futuro migliore. Ad oggi, già 15mila minori che ricevevano aiuti sono rimasti senza sostegno.

    L’ultima speranza potrebbe venire da una presa di posizione netta da parte dell’amministrazione Trump, cui l’associazione ha presentato una relazione. Nel frattempo, conclude Mellado, “alcune cose eroiche stanno avvenendo in India. Circa il 40% delle chiese locali con cui collaboravamo sta ancora lavorando in favore dei bambini, nonostante non ricevano più il nostro sostegno finanziario. La Chiesa non andrà via. Essa era lì prima di noi, e vi rimarrà anche dopo di noi”.

     

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